Luke Temple

Good Mood Fool

2013 (Secretly Canadian) | alt-pop-soul

Abile compositore e raffinato intessitore di stili apparentemente inconciliabili, Luke Temple rappresenta l’anima della moderna New York, in perenne ricerca di una nuova dimensione artistica che riesca a trasformare elementi vintage in un nuovo flusso creativo. I sintetizzatori anni 80 riletti da un'ottica post-Radiohead e il lirismo in bilico tra Paul Simon e Smokey Robinson donano alla sua musica un flavour affascinante, che traduce la sua proposta in una versione easy listening dei Dirty Projectors.

Il soul e il rhythm & blues sono il tessuto a volte invisibile che Temple usa per creare raffinati tessuti organici per canzoni che affrontano la paura di una guerra nucleare (“Terrified Witness”) e l’immigrazione clandestina (“Hardest Working Self Made Mexican”), il sound mette insieme Prince e Barry White con un accenno di suoni e ritmiche sensuali mai dilatate o enfatizzate. Un revisionismo garbato e mai devoto o ammiccante scorta “Good Mood Fool”, un album che pur non ripetendo le brillanti intuizioni del lavoro di Temple con i Here We Go Magic (“A Different Ship”), offre più di uno spunto creativo per farsi apprezzare e ascoltare a lungo.
La citazione volontaria-involontaria dello Steve Miller di “Abracadabra” nell’iniziale “Hard Working Hand” e le tentazioni Aor di “Love Won’t Receive” si fanno perdonare grazie alla levità sonora degli arrangiamenti, anche se la sensazione di incompiuto resta in sottofondo: non bastano il funk di “Katie” e l’impennata lirica di “Florida” per cancellare quella leggera sensazione di occasione mancata.

La giocosa schizofrenia del musicista americano si traduce comunque in un altro piacevole campionario di pop trasversale, che passa attraverso l’esotismo di “Those Kids”, ubriacato da ritmi solari e pregevoli bizzarrie di fiati che danno il via a un trascinante pop-groove metropolitano, per poi esplodere nel patchwork ritmico di “Jessica Brown Findlay”, che mette insieme la contaminazione etnica che parte da “My Life In The Bush Of Ghost” (Eno, Byrne) e passa per “Graceland” (Paul Simon). Luke Temple ha comunque molte frecce al suo arco per convincere e affascinare, “Sue” è un melanconico soul midtempo di gran classe, capace di sintetizzare al meglio quello che l’autore può offrire al suo pubblico.

Nonostante qualche smagliatura e leggerezza, “Good Mood Fool” resta un piacevole e intelligente esempio di pop music dal gusto retrò e altresì moderno, un album non del tutto messo a fuoco il cui appeal si mostra solo dopo ripetuti ascolti.

(28/11/2013)



  • Tracklist
  1. Hard Working Hand
  2. Katie
  3. Florida
  4. Those Kids
  5. Jessica Brown Findlay
  6. Sue
  7. Terrified Witness
  8. Love Won't Receive
  9. Hardest Working Self Made Mexican
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