Mariam The Believer

Blood Donation

2013 (Repeat Until Death) | alt-pop

Dopo essersi sbizzarrita a dovere con il suo Andreas per le strade di mezza Europa, Mariam Karolina Wallentin Riahi, o meglio l’altra metà dei Wildbirds & Peacedrums, ha ben pensato di mettersi un attimo in proprio dietro lo pseudonimo Mariam The Believer e cercare quindi una momentanea scappatoia dalle dimore sperimentali del duo. Per l’indomita svedesina è giunta l’ora di nascondersi dietro una nuova maschera che possa dar libero sfogo al suo, talvolta ostentato, istinto “pop”. D’altronde, che fosse lei l’anima melodica dei Wildbirds & Peacedrums è sempre apparso ben chiaro a tutti sin dai meravigliosi tempi di “Heartcore”. In realtà, poi, l’idea di dar vita a un progetto parallelo è sorta dopo essersi trasferita per un po’ di tempo nella Grande Mela con l’intento di cogliere nuove ispirazioni, nuova linfa da fornire al proprio potenziale artistico. Spuntano così una gibson, un sassofono e un basso a rinvigorire il consueto armamentario di aggeggini svariati di cui la musicista svedese è solita disporre, uniti ovviamente all’inseparabile organetto e all’ancor più inseparabile maritino accorso naturalmente alle percussioni.

Fin dai primi istanti di “Blood Donation”, si nota una maggiore pulizia nei suoni e una produzione globale ben più accurata. Mariam è completamente libera di muoversi dentro questo suo nuovo mondo. Così, ogni interpretazione risulta impeccabile, viscerale e teatrale all’occorrenza, pacata e sinuosa nei momenti di quiete. Mentre le pelli dell’amato Andreas non mostrano mai i muscoli, appaiono ben più leggiadre e meno isteriche. La dolce Mariam dimostra di possedere anche un’insospettabile eleganza pop. Le sfumature si arricchiscono di fiati e cori sullo sfondo (“Dead Meat”) senza mai affondare quel pathos emozionale tenuto ben alto per tutta la durata del disco. Ma “Blood Donation” è soprattutto un susseguirsi ben articolato di luci e ombre, un lavoro equilibrato nel suo intenso e variegato fluire.

Una disperazione e una sobria teatralità dominano con costanza l’animo della Wallentin (“Somewhere Else”, il trittico harveyano “String Patterns”, “Blood Patterns” e “Hole Patterns”). C’è spazio sia per una composta e festosa ariosità pop con andatura cadenzata e orientaleggiante in netta linea con le origini iraniane di Mariam (“The String Of Everything”), sia per una dimessa inquietudine vagamente blues (“To Belong Or To Let Go”) e sia per atmosfere decisamente più notturne e ansiolitiche (“Invisibile Thing”).

Se c’era bisogno di una qualche conferma sulle potenzialità singole della Wallentin, “Blood Donation” ne consegna più di una. Che sia proprio questa la futura direzione dei Wildbirds & Peacedrums?

(07/06/2013)

  • Tracklist
  1. Blood Donation 
  2. Dead Meat 
  3. Somewhere Else 
  4. String Patterns 
  5. The String Of Everything 
  6. Invisible Giving 
  7. To Belong Or To Let Go 
  8. Blood Patterns 
  9. Above The World 
  10. First Haiku 
  11. All There Is And More 
  12. Hole Patterns 
  13. Love Is Taking Me Over


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