Stephan Mathieu & David Sylvian

Wandermüde

2013 (Samadhisound) | electroacoustic ambient

La metamorfosi di cui si è reso protagonista David Sylvian nel nuovo millennio ha ben pochi eguali nella musica moderna. Evitato il rischio di proseguire sulla luccicante strada a fondo cieco in cui pareva essersi immesso con il (per altro per buona metà meraviglioso) “Dead Bees On A Cake”, l'ex leader dei Japan se ne uscì a sorpresa con un capolavoro come “Blemish”, ad oggi probabilmente il uno dei più mirabilanti esperimenti di fusione tra atmosfere glitch e intimismo cantautorale. Correva l'anno 2003.

Da allora, di acqua sotto i ponti ne è passata con carica torrenziale: l'amore sempre più viscerale per le sperimentazioni elettro-acustiche (su tutte il japanoise), il passo estremo (e per certi versi più lungo della gamba) di “Manafon”, una miriade di collaborazioni con alcuni degli esponenti più influenti della scena sperimentale e avanguardista raccolti nell'ottimo “Sleepwalkers”, l'interessante progetto audiovisivo “Amplified Gesture” e i sempre più numerosi impegni nel mondo del recital. A ciò arriva ad aggiungersi un ulteriore incontro, quello con un guru dell'elettronica sperimentale tutta come Stephan Mathieu, chiamato da Sylvian a reinterpretare “Blemish”, dieci anni dopo, in chiave strumentale, risultanti oggi in questo “Wandermüde”.

Ripresi in mano i demo sonori dai quali era germogliata parte dei brani dell'album, Mathieu si dedica ad un'autentica dilatazione di tempi e spazi, partendo da quella che era stata già su “Blemish” la divagazione più eterea: “The Only Daughter”, che qui diviene “Saffron Laudanum” sfiorando da vicino i lavori di Sylvian con Czukay. Più fedele all'originale è “Velvet Revolution” - precedentemente “The Heart Knows Better” - che viene ripulita della fugace ossatura ritmica e riempita da flussi ed effetti sintetici.
“Trauma Ward” è una palese reprise della bonus track strumentale del disco, dalla quale si discosta ben poco, mentre l'esondazione drone di “The Farther Away I Am (Minus 30 Degrees)” è un gradito assemblaggio di materiali inediti. La già opprimente “The Good Son” acquisisce un'ulteriore dose di oscurità in “Dark Pastoral”, con la chitarra di Derek Bailey sostituita dal piano di John Tilbury, prima che due gemme consacrino il disco nel finale: “Telegraphed Mistakes”, cavalcata elettro-acustica che filtra la title track di “Blemish” fra onde radio e rivoli glitch, e “Deceleration”, immersione in un ambient paradisiaca della meravigliosa “A Fire In The Forest”, con la partecipazione di Fennesz limitata questa volta alla sola chitarra.

“Wandermüde” riporta la musica di Sylvian a una dimensione di umanità che sembrava avere negli ultimi tempi dimenticato, in favore di una coraggiosa e frenetica ricerca del “nuovo”. A tutti coloro che ancora sognano un ritorno al romanticismo di “Secrets Of The Beehive”, l'intervento miracoloso di Stephan Mathieu non potrà che confermare la lontananza da quei suoni del Sylvian di oggi, considerabile ormai esponente di punta di una scena musicale totalmente differente. Per chiunque abbia apprezzato “Blemish” o i lavori ambientali (anche del passato più lontano), un disco imperdibile. Per tutti, il solo tornare a sentire un cuore battere nella sua musica non può che essere una splendida notizia.

(28/03/2013)

  • Tracklist
  1. Saffron Laudanum
  2. Velvet Revolution
  3. Trauma Ward
  4. The Farther Away I Am (Minus 30 Degrees)
  5. Dark Pastoral
  6. Telegraphed Mistakes
  7. Deceleration
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