Matt Elliott

Only Myocardial Infarction Can Break Your Heart

2013 (Ici D'Ailleurs) | post-folk, songwriter

Ricordo con piacere il mio incontro con Matt Elliott prima di un suo concerto a Salerno (nell’accogliente Mumble Rumble). Le foto scattate durante quella serata avevano tutte una luce strana, i toni notturni e rilassanti si incrociavano con la luminosità di uno sguardo ricco di poetica angoscia, quasi un’esegesi della sua inquieta e travolgente produzione musicale.
Non ebbi dubbi durante lo svolgersi del concerto: Matt Elliott rappresenta una delle realtà più pregnanti della musica degli ultimi dieci anni.
Il suo trasmutare accordi intrisi di romanticismo verso quel suono ricco di pathos e ombre è frutto di un costante sviluppo artistico, che col precedente album “The Broken Man” si è incanalato in un'architettura normalizzante, che rischiava di intrappolare i suoi incubi in un delizioso ma esangue cliché. Il dilemma di Matt Elliott è in verità quello di rendere credibile il suo nuovo stato emotivo e creativo: dietro gli accordi di flamenco e le atmosfere parigine che hanno contaminato i residui di fingerpicking, salvatisi dalla coltre di noise che li librava verso l’inferno nel capolavoro “Howling Songs”, c’è una consapevolezza che è più incline al disincanto e alla passione per la musica, quasi rappresentasse l'ultima àncora di salvezza spirituale.

Questo è il movente che trascina “Only Myocardial Infarction Can Break Your Heart”: lontano dal disperato ultimo grido di “The Broken Man”, Matt ha riscoperto il piacere di condividere il suo dolore (l’album con il vecchio moniker Third Eye Foundation “The Dark”) e apre le stanze della sua casa immaginaria a nuovi ospiti e a inediti arrangiamenti più ricchi e sofisticati. La musica per Elliott è il filtro attraverso il quale ha arricchito la sua conoscenza, nonché la sua cultura umana e artistica, ecco perché è facile ritrovare quegli elementi europei che hanno sempre stimolato il suo animo decadente e solitario.
Gli annunciati sprazzi di ottimismo sono percepibili nella dolcezza inconsueta di “De Nada” e nella soave semplicità di “Reap What You Snow”, ma non nella stravagante copertina che, interrompendo la splendida serie di illustrazioni dei precedenti album, offre un’immagine ricca di colori nitidi e fasulli, quasi a segnalare l’inganno lessicale del titolo dell’album (un evento improbabile che diventa molto probabile).

Come in “The Broken Man” vi è un centro gravitazionale (lì era l’ipnotica “Dust, Flesh And Bones”) la cui intensità rischia di sommergere la qualità delle restanti tracce (6, o 8 nella limited-edition), ovvero quella “The Right To Cry” che l’autore offrì come anteprima nel concerto succitato. Una progressione di accordi trascinanti come l’acqua di un ruscello, una memorabile linea armonica che entra, senza sforzo alcuno, nelle teca delle migliori creature di Matt: 17 minuti di pura estasi sonora che dalle verbose fasi iniziali si tramuta in un sol grido (“again, again, again…”) che poi si disperde in accordi sempre più cupi e inebrianti.
Ispirato e compatto, “Only Myocardial Infarction Can Break Your Heart” è solo un primo passo verso la consacrazione definitiva del musicista di Bristol: quello che entusiasma è la padronanza raggiunta da Elliott nell’amministrare pochi elementi per raggiungere il giusto climax. Come novello Leonard Cohen, racconta un'umanità disperata e errante, non più attraverso lo sguardo rivoluzionario e rabbioso di un ragazzo della periferia inglese, ma tra i riflessi di un caleidoscopio di culture ed esperienze, che bramano riaffermare la centralità dell’uomo sulle logiche fuorvianti della società tecnocratica.

I titoli delle due tracce più significative dell’album (“I Would Have Woken You With This Song” e “Prepare for Disappointment”) suonano come il disperato ultimo tentativo di comunicare il risveglio della coscienza: il dolore dell’esistenza, che Matt Elliott ha disperatamente tradotto in musica, diventa l’unica via di fuga dalla normalità, l’angoscia e il panico offrono più entusiasmo della piacevole quotidianità fatta di banalità e inganni pubblicitari.
Che poi l'album suoni più rilassato e prevedibile della sua genesi creativa è solo una conseguenza del prolungato soggiorno in Francia e dello smisurato amore per la chitarra classica che, diventata la sua compagna musicale più fidata, argina definitivamente ogni speranza di una nuova riesumazione dei Third Eye Foundation (nonostante i due remix, che chiudono la limited edition, siano attribuiti al suo alter ego sonoro).

Il nuovo percorso di Matt Elliott si apre qui, con un brano epocale, tre belle pagine di musica e piccoli frammenti di quotidianità. Quello che il musicista di Bristol promette è di voler giocare con sentimenti più leggeri e personali, dall’intimo sentire verrà la nuova rivoluzione: tenetevi pronti.

(17/12/2013)



  • Tracklist
  1. The Right To Cry
  2. Reap What You Sow
  3. I Would Have Woken You With This Song
  4. Prepare for Disappointment
  5. Zugzwang
  6. Again
  7. De Nada


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