Melt-Banana

Fetch

2013 (A-Zap) | noisecore

Anche i cicloni possono essere fermati, se l'ostacolo che si para loro di fronte è sufficientemente resistente a estinguerne la furia. Se poi questo stesso ostacolo provoca devastazioni ancora maggiori, quale mai potrà essere il danno causato da un vivace “venticello”? Il disastro nucleare di Fukushima ha segnato profondamente la coscienza del Giappone intero, i frenetici ingranaggi che reggono le fila del Paese hanno dovuto fermarsi, prostrarsi davanti ad una tragedia di proporzioni immani, con la quale pure l'arte, com'era ovvio che fosse, ha necessariamente fatto i conti.
Impressionante che a subire così nell'intimo l'impatto di una catastrofe simile sia stata una band, che di catastrofi (per quanto traslate in musica) è assoluta specialista: tra le più celebri e apprezzate band noise in un paese che al rumore ha eretto monumenti straordinari, per i Melt-Banana, già assenti dalle scene da notevole tempo sulla lunga distanza, il marzo del 2011 è stato un durissimo colpo da digerire. Una ferita difficile da rimarginare, che giusto un'intensissima attività dal vivo in giro per il mondo ha potuto cicatrizzare: a sei anni dal folle manifesto “Bambi's Dilemma”, lo psicotico terzetto di Tokyo torna in pista più carico e sfrenato che mai.

Venti anni e passa di carriera, e riuscire a scrollarseli di dosso con una spallata: una freschezza, nell'ispirazione e nel sound, che pur non apportando chissà quali strabilianti novità nel collaudato impianto del trio, consente loro di dialogare ancora nella contemporaneità senza sfigurare con act ben più giovani, senza l'imbarazzo proprio di cariatidi del passato all'impietoso confronto con il presente. Certo, per chi come loro un termine quale “pausa” sfugge nel suo vero significato, forse un'osservazione del genere li tange soltanto di striscio: nonostante tutto, è sempre una goduria constatare l'incorruttibilità del loro iperrealismo sonico, la cromia satura all'inverosimile dei loro cartooneschi attacchi alla giugulare.
Sarebbe proprio inconcepibile restare inerti e insensibili di fronte al nuovo dispaccio schizoide dei Melt-Banana, un “Fetch” che in dodici capitoli rivolta, rispolvera, ri-attualizza un canovaccio espressivo di accecante intensità, suonato magistralmente e con il solito tasso di lucida follia che non guasta mai. Bassi che gorgogliano come un cratere, drum-machine che pesta come un'assatanata, una chitarra sul punto di esplodere, tastiere andate in corto circuito: giusto sparuti e ironici field-recording frenano la corsa all'impazzata del terzetto, resa assolutamente irresistibile dalla peculiarissima voce della vocalist Yako Onuki, che in un universo parallelo sbanca le classifiche come la più eccentrica e creativa delle popstar.

È proprio la sua voce, acutissima e selvaggia, ad essere ancora una volta la carta vincente del progetto, a donare alle schegge impazzite di “Fetch” una robusta catchiness che a tratti sconfina spudoratamente nel più grintoso j-pop. Nell'assiduo riflettersi tra opposti (dissoluzione e armonia, rumore e melodia), l'inarrestabile meccanismo Melt-Banana va sì di talento consolidato, ma non soggiace mai all'ordinaria amministrazione, alla consuetudine dolce tranello di tante, troppe, formazioni.
Insomma, la ruota è tornata a girare a dovere: le nostre orecchie doloranti ringraziano sentitamente.

(23/11/2013)

  • Tracklist
  1. Candy Gun
  2. The Hive
  3. Vertigo Game
  4. Lefty Dog (Run, Caper, Run)
  5. Infection Defective
  6. My Missing Link
  7. Zero+
  8. Schemes Of The Tails
  9. Lie Lied Lies
  10. Red Data, Red Stage
  11. Then Red Eyed
  12. Zero
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