MGMT

MGMT

2013 (Columbia) | experimental, psych-pop

"La vita è un esperimento, e come tale deve essere presa.
La vita è una bugia, e come tale deve essere presa."

Gli MGMT, a tre anni da "Congratulations", pubblicano l'omonimo lavoro registrato tra le sale dei Tarbox Road Studios di Dave Fridmann (Tame Impala, The Flaming Lips, OK Go) e le frigide terre islandesi - dove Andrew si è tappato come un roditore in cerca del formaggio immaginifico - per circa un annetto, un annetto e mezzo. I "fratelli" si sono improvvisati artisti dei Settanta nell'era digitale, sperimentando, compulsivamente ricercando fino a giungere a questo taglia e incolla, uno strappa e cuci da laboratorio: lunghe improvvisazioni in sala di registrazione, estese sessioni di elaborazione e ricerca sui quei concentrati melodici più vicini a ciò che può essere inteso come forma-canzone.

Prendi "A Good Sadness": la totale anonimia di note passeggere di metà percorso permette ai due del Connecticut di inscatolare un formato tangibile di canzone e un minutaggio furbescamente consono a un orecchio del nuovo millennio; un'elettronica del lato oscuro che accusa colui che non vuole abusare della lisergia e che, come tale, non si capacita delle difficoltà nel saperla assaporare appieno. Sulla linea l'astrale "Astro-Mancy", allo stesso modo universalmente luminosa di stelle e meteoriti radenti, un suolo popolato di aborigeni impilati in una bottiglia, dalla quale ci si abbevera di tamburi e voci nasali e, sul finire della galassia, la chiusura di "I Love You Too, Death", tendenzialmente ansiogena nel tintinnare i suoni di passaggio tra la vita e la morte.

Poi, un bambino di nove anni introduce la psichedelia di "MGMT" nell'apertura sognante di "Alien Days", a metà tra autocitazionismo ("The Handshake" di "Oracular Spectacular") e il Bowie di "The Rise And Fall Of Ziggy Stardust", seguita dalla tribale e bollosa "Cool Song n°2", incisa tra i morsi velenosi di serpenti chetaminici e le sale dei Regent Studios della Londra anni 60; la morbosa marcetta di "Introspection" è uno scherzo sulla fiducia, pescato nei campi di erba pipa dei Faine Jade, band "figlia dei fiori" dell'East Coast, Long Island, coverizzata pari all'originale e profetica nel citare: "Why all the prophets lied?".
I rimasugli di "Congratulations" s'assaggiano diffidenti in "Mistery Disease", una malattia incompresa, un mistero di un amico non ancora celato, che monta dentro luccichii gotici à-la Tim Burton e fresate odontoiatriche di tastiera. 

Here's the deal/ Open your eyes/ Your life is a lie
Don't say a word / I'll tell you why/ You're living a lie
Your life is a lie

La vita è bugiarda, così va presa. "Your Life Is A Lie" sono gli occhi di Ben e Andrew che guardano la realtà e la prendono per quello che è; un po' come fosse un singolo di lancio che nulla azzecca con il resto del lavoro, un mercato rionale trasformato in spaccio kitsch di paccottiglia per turisti, un prodottino voluto dal mercato discografico, quasi quanto le finte onde di "Plenty Of Girls On The Sea" che ingannano, ammaliano, seducono. Possibile sperimentare quando si ha nulla da dire? Possibile musicare una realtà impropria, che si vede ma non si guarda, tocca ma non si sente?

La vita è un esperimento, così va presa. Certe volte le pozioni funzionano, molte volte esplodono. Nell'ultima degli MGMT si specchia questa recensione: confusionariamente ordinata, strutturalmente discordante, dai contenuti sfocati e talvolta incompresi, contenitore caldo di mille ingredienti con l'assenza illustre di quello fondamentale, l'idea.

(17/09/2013)

  • Tracklist
  1. Alien Days
  2. Cool Song No. 2
  3. Mystery Disease
  4. Introspection
  5. Your Life Is A Lie
  6. A God Sadness
  7. Astro-Mancy
  8. I Love You Too, Death
  9. Plenty Of Girls In The Sea
  10. An Orphan Fortune




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