Minor Alps

Get There

2013 (Barsuk) | pop-rock

Amici di lungo corso con più di un reciproco scambio di cortesie alle spalle, Juliana Hatfield e Matthew Caws hanno annunciato lo scorso agosto di voler dar forma a una collaborazione con tutti i crismi, nel quadro di un inedito progetto a due denominato Minor Alps. Chiunque avesse profetizzato per il loro album d’esordio una bonaria sintesi delle rispettive cifre espressive avrebbe vinto la propria scommessa con facilità irrisoria. “Get There” si configura infatti come un incontro ben calibrato tra la grinta cantautoriale anni ’90 di lei e le ultime cose non proprio entusiasmanti della band di lui, i Nada Surf (per i pochi che ancora non lo sapessero). L’amalgama, chiariamo subito, funziona anche discretamente, visto che gli undici brani della raccolta suonano fluidi, accorati e non troppo ingessati. Al di là del carattere prevedibile del sodalizio, non si può certo dire che la classe faccia difetto, specie nei frangenti a più contenuto tasso di difficoltà come “Maxon”: non si registrano sbavature evidenti e questo, in un certo senso, basta. Con i necessari automatismi easy-listening oliati a dovere per l’occasione, i due interpreti si mostrano a proprio agio alle prese con tutti gli strumenti, schietti e accurati come da repertorio quasi si fossero affidati a un pilota automatico che non può fallire, ma che nemmeno può evitare quell’impressione di pulizia leziosa e scolastica, di tanto in tanto. Si trovano molto bene, Matthew e Juliana, ostentando da professionisti navigati quali sono la sicurezza di una coppia d’arte ormai rodatissima.

Se l’intesa riesce credibile buona parte del merito va attribuita a Caws, che suona in maniera del tutto funzionale al servizio della collega e solo di rado si ritaglia un ruolo di primo piano a livello vocale. Capita ad esempio in “Far From The Roses”, prova d’intimismo spudorato e vincente sulla falsariga di quelle sfoderate ai tempi d’oro di “Let Go”, che ha quindi gioco facile nei confronti degli ascoltatori non particolarmente esigenti. I Nada Surf più pacati e riflessivi tornano spesso ad essere evocati in passaggi di quieta atmosfera che solleticano il loro pubblico senza mostrarsi invadenti. Ancora una volta, il risultato può essere così archiviato come una pagina di sobria gratificazione, anche preziosa nel rispecchiare fedelmente l’attuale stato dell’arte dei due protagonisti in campo, invecchiati entrambi ma in maniera più che dignitosa.
Se nei ricami acustici il chitarrista si adopera come un elegante seduttore, la sua partner in musica si offre sensuale e misurata come nei duetti spesi in passato con Evan Dando. Un nome, quest’ultimo, che tiriamo in ballo una volta di più e non a caso: l’eco del frontman dei Lemonheads si avverte a più riprese con prepotenza – come nel finale, dove un’ottima Juliana sembra davvero alle prese con una cover estatica dell’ex boyfriend (quando si tratta in realtà di una semplice reprise di “June 6th” dal suo “Wild Animals”) – al punto che il cantante di Philadelphia può essere legittimamente considerato il convitato di pietra di questo “Get There” (e di quasi tutta la produzione firmata dalla Hatfield prima di oggi).

Il disco d’esordio dei Minor Alps ha insomma tutte le caratteristiche del prodotto garbato e confortevole, che non entusiasma ma nemmeno dispiace. Ne è una buona sintesi il modo in cui i timbri dei due protagonisti si sovrappongono di continuo, riuscendo di fatto indistinguibili: una fusione tanto mirabile quanto, a lungo andare, persino limitante. I diversivi, grazie al cielo, non mancano. “Radio Static”, per dire, ha appena una sottile velatura d’inquietudine in più che può farla passare per una versione alla camomilla (ma non malvagia) degli ultimi Raveonettes; per non parlare dell’episodio più rumoroso e pestone della raccolta (“Mixed Feelings”), divertente e superficiale anche se non troppo distante dalla norma dozzinale del recente “The Stars Are Indifferent To Astronomy”, eppure perfetto per regalare un po’ di pepe all’album e spezzarne il ritmo.
La palma per il pezzo più emblematico se la aggiudica tuttavia la morbida “Waiting For You”, con la sua bellezza ineccepibile quanto volatile. Questa armonia fragile e sfuggente è lo scotto che devono pagare due bravi professionisti, da sempre più che piacevoli nel loro mestiere ma quasi mai davvero memorabili. 

(15/10/2013)

  • Tracklist
  1. Buried Plans
  2. I Don't Know What To Do With My Hands
  3. Far From The Roses
  4. If I Wanted Trouble
  5. Maxon
  6. Wish You Were Upstairs
  7. Mixed Feelings
  8. Radio Static
  9. Lonely Low
  10. Waiting For You
  11. Away Again
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