Night Beds

Country Sleep

2013 (Dead Oceans) | alt-country, orchestral folk

I know you get lost sometimes man
I know you get lost
But never you get lost, man
But never you get lost, man

Nel mondo cantautorale americano c’è spesso bisogno di chiamare in causa qualcosa di anomalo, se non di mitologico. La storia che spesso viene associata a questo esordio è che il suo autore, Winston Yellen, l’ha composto in dieci mesi di eremitismo (un tormentone già confezionato) in una casa appena fuori Nashville – una casa precedentemente abitata da Johnny Cash e June Carter.
Ma è una storia che ne offusca una precedente e utile a capire il personaggio; un gesto perentorio, da uomo integerrimo, qualcosa di profondamente americano e forse incomprensibile (o inattuabile) per la maggior parte delle persone: quello di lasciare la sua casa nel Colorado per girovagare per gli Stati Uniti, dormendo nella sua piccola berlina e dedicandosi ai lavori più disparati, tra i quali pulire il pavimento di una chiesa, come recita la cartella stampa.

Il risultato di questa ricerca di sé – quelle cose facilmente “giudicabili” ma che richiedono coraggio – di una libertà interiore, di un’identità espressiva trova così perfetta corrispondenza nello tsunami emotivo di “Country Sleep”, uno zibaldone sanguinante che sembra composto e registrato in una sola notte, buia e tempestosa, di severi confronti, con le persone di una vita, e magari con qualcos’altro ancora.
Notturno è infatti lo spirito del disco, a partire dalla lounge incalzante, con archi e pianoforte e una penetrante linea di basso, che interrompe il falsetto boniveriano di “Wanted You In August”; dalle preghiere atee e disperate di un’anima smarrita, negli a cappella vagamente e incurantemente sgraziati di “Even If We Try” e “Faithful Heights” (dalle parti di Jeff Buckley).

La mano non è leggera; non si va tanto per il sottile, in “Country Sleep”. L’emozione non si contiene, esce dagli argini con impeto giovanile e ti si sbatte in faccia, in una “Cherry Blossom” che parte in tono sommesso, Buckner-iano, e poi comincia a prepararsi a gettarsi ciecamente, prima con il comparire di fragili armonizzazioni e di echi organistici, e poi col finale urlato. Quanti episodi di serie Tv finiranno con quel “Take me on”?
Ma la personalità che filtra, al di là dei riferimenti scontati (il già citato Bon Iver, ma anche qualche tocco di “panismo acustico” Fleet Foxes; si veda il bel singolo “Ramona”, che li riassume un po’ tutti), è quella di un’espressività sicura e necessaria, che forse nel tempo si è incanalata lungo le direttrici ora più comprensibili, senza privare però “Country Sleep” della sua forza, del suo vigore, della sua integrità.

Episodi di commovente leggiadria (“Lost Springs”, che i Mumford & Sons dovrebbero annotarsi per bene; la conclusiva ballata, più rootsy, di “Tenn”, un Ryan Adams che forse non c’è mai stato) mettono in mostra le doti di scrittura di Yellen, oltre che il suo impressionante – data l’età, 23 anni – gusto di arrangiatore.
Ed è così che salutiamo una nuova stella del cantautorato americano, e un disco emozionante, lo spasimo di un’anima che si svela, a sé stessa e al mondo.

(01/02/2013)



  • Tracklist
  1. Faithful Heights
  2. Ramona
  3. Even If We Try
  4. 22
  5. Borrowed Time
  6. Cherry Blossoms
  7. Wanted You in August
  8. Lost Springs
  9. Was I For You? 
  10. Tenn


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