Nils Frahm

Spaces

2013 (Erased Tapes) | modern classical, elettronica

Nella lingua italiana, dal sostantivo “spazio” si può derivare la forma verbale “spaziare”. Ampliare i propri orizzonti attraverso uno sguardo – o un orecchio – che non teme di sperimentare soluzioni sempre nuove, non necessariamente con successo. Questo ha fatto sinora Nils Frahm nel suo relativamente breve percorso da compositore e performer: nemmeno un decennio ci separa dal suo primo Lp, cui nel giro di poco hanno fatto seguito molti altri, tra cui svariate collaborazioni con i grandi esponenti della scena modern classical e non solo.
In casi come questo la pubblicazione di una raccolta live non è certo una scusa per accontentare completisti e nostalgici, al contrario è l'occasione ideale per ripercorrere i momenti più salienti di un percorso eclettico ma dalla firma ben riconoscibile, mantenendo stabile la rotta verso una poetica sempre più attuale.

Il preludio “An Aborted Beginning”, come da titolo, è una sorta di falsa partenza del primo brano “Says”, che ha anticipato l'uscita del disco: un loop di sintetizzatore sul quale si inscrivono poche note di pianoforte, in un crescendo impercettibile che solo negli ultimi minuti raggiunge un improvviso apice, concludendosi prematuramente. Anche entro il disco conferma perciò la sua funzione di teaser, aprendo la strada a una tracklist ricca e variegata.
L'emozionante versione di “Said And Done” è un ritorno al minimalismo americano delle origini – il pensiero va subito alla strumming music di Charlemagne Palestine – dove il risuono naturale degli accordi, ripetuti allo stremo, costruisce man mano un'impalcatura acustica di proporzioni epiche. A momenti di simile clamore fa sempre da contrappunto un gusto per le melodie semplici, dagli innocenti bozzetti di “Went Missing” e “Over There, It's Raining” al più sfaccettato trittico “Unter – Tristana – Ambre”, talmente cristallino da spingere alle lacrime.

La scaletta di “Spaces”, per l'appunto, spazia liberamente, a volte con salti quasi vertiginosi tra neoclassicismo e manipolazioni elettroniche, la cui commistione in Frahm è abbastanza costante - soprattutto alcuni episodi del penultimo studio albumFelt”, qui rappresentato da un segmento di “More”, si basavano sul dialogo analogico/digitale.
Dopo una delicata improvvisazione, ironicamente intitolata ai colpi di tosse e allo squillo di un telefono tra il pubblico, spicca la strabiliante prova ritmica di “Hammers”, un vorticoso pullulare di martelletti entro il quale Frahm riesce anche a insinuare un motivo ben distinto (sottolineato da qualche mugolio involontario che ricorda i grandi virtuosi del Novecento come Gould e Pollini).
I sedici minuti dell'ottava traccia restano tuttavia i più ricchi di suggestioni, un flusso cangiante che muove con disinvoltura dalla Berlin School all'avanguardia tonale di un Hauschka – con “Toilet Brushes” il piano torna infatti a essere realmente uno strumento percussivo.

In un'annata di grazia per i dischi live (Ulver, Mount Eerie), questa esaustiva panoramica sul cammino intrapreso dall'autore tedesco si inserisce con quieta grandezza tra i momenti più rilevanti in assoluto, per la capacità di sorprendere e insieme rendere del tutto manifesto il talento a tutto tondo di uno dei più promettenti enfant prodige contemporanei.

(14/11/2013)

  • Tracklist
  1. An Aborted Beginning
  2. Says
  3. Said And Done
  4. Went Missing
  5. Familiar
  6. Improvisation For Coughs And A Cell Phone
  7. Hammers
  8. For – Peter – Toilet Brushes – More
  9. Over There, It's Raining
  10. Unter – Tristana – Ambre
  11. Ross's Harmonium


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