Nine Inch Nails

Hesitation Marks

2013 (Null Corporation / Columbia) | electro-rock, industrial-rock

Lo vogliamo dire subito, in partenza, così da non illudere né deludere nessuno, con uno spirito un po' difensivo (e perché no, vagamente paraculo), ma sicuri di introdurre al meglio una qualsiasi analisi: il ritorno dei Nine Inch Nails non è cosa per tutti. Non è il disco che farà sussultare coloro che venerano ancora (e a ragion veduta) la trilogia di capolavori di inizio carriera, non è l'album che chi ha apprezzato la svolta strumentale di “Ghosts I-IV” troverà come il grande passo oltre, non è un lavoro che eccede in coraggio né un ritorno al passato à-la-The Slip” fatto come si deve. Nulla di tutto questo. Si prepari invece a far festa – e questo è l'ultimo disclaimer – chi ha seguito Reznor nelle sue incursioni parallele, in particolare nelle suadenti dark ballad elettroniche del progetto How To Destroy Angels. E ora, sì, possiamo cominciare.

“Hesitation Marks” conferma innanzitutto la natura dispotica del marchio Nine Inch Nails, oggi più che mai un vero e proprio team al comando di un Reznor mai così deciso a portare avanti il suo percorso. Trent fa quasi tutto da solo, si fa aiutare principalmente dall'ormai fido Alessandro Contini e da due nomi di lusso come Adrian Belew e Linsdey Buckingham alle chitarre, pronto a riassemblare per le performance dal vivo una line-up ormai stabile. Il cambio di direzione rispetto a quanto udito in passato dall'act è deciso quanto coerente e in continuità: siamo di fronte a un disco dove l'eleganza e la cura sopraffina giocano il ruolo di protagoniste assolute. Potremmo definirlo il “Delta Machine” dei Nine Inch Nails, e non ci andremmo molto lontano, mentre a volerlo collegare al passato dell'act, il pensiero non può che andare al lato più soft di “Year Zero”. Un'elettronica graffiante e granulosa domina la scena, alla rabbia si sostituisce un complesso incastro di umori camaleontici sotto forma di melodie e progressioni e di industriale, questa volta, c'è davvero poco. Qualcuno dirà che mancano le canzoni, la sostanza a dar significato a una forma che rasenta la perfezione. Qualcuno l'ha pure già detto.

E invece? E invece a mancare sono solo ed esclusivamente i NIN del passato, e con loro le loro caratteristiche. Quelli del presente partono in quarta con una “Copy Of A” che è una testuale e rassegnata constatazione dell'incapacità di emergere in un mondo sempre più malauguratamente uniforme, incarnato da un incedere mai così macchinale e irrefrenabile. Scelto come secondo singolo ma forse unico vero brano con un minimo di potenziale commerciale, assieme all'altrettanto splendida agonia lancinante di “Come Back Haunted”, brano di lancio e forse unico a tenere intatti i ponti col passato. Ma i NIN di oggi sono anche il veicolo tramite il quale Reznor scolpisce dettagliate sculture di caustica apocalisse, come il fremente crescendo di “Disappointed”, l'urlo di alienazione di “All Time Low” e la gabbia squadrata di “I Would For You”, senza per questo resistere alla tentazione di cercare occasionalmente un rifugio speranzoso.

A rappresentare quest'ultimo sono la parentesi melodica e riflessiva di “Find My Way” - possibile outtake di “Welcome Oblivion” - l'estasi quasi prog di “Everything” e la vorace e insaziabile ricerca di “Various Methods Of Escape”. Lo sforzo positivista si trasforma in claustrofobia quando Trent si rinchiude analizzando i fantasmi più bui e avvinghianti nella sfrigolante autoanalisi di “Satellite”, idealmente conclusa dalla fuga a velocità folle di “Running”. Quest'ultima prosegue aumentando i propri connotati emotivi e sfiorando il miraggio nell'illusoria liberazione di una “In Two” che è forse pure il pezzo meno riuscito del lotto, prima di tornare al realismo dell'unica vera consapevolezza, quella di esistere nonostante tutto, affrontata con distacco, sicurezza e un pizzico di velata ironia nell'ammiccante minimalismo elettronico di “While I'm Still Here”.

Ed è a conti fatti questo il significato che “Hesitation Marks” assume nel suo complesso: i Nine Inch Nails sono ancora qua, benché figli, com'è d'altronde giusto che sia, di un uomo che da anni non è più il “Mr. Self Destruct” con cui taluni vorrebbero continuare a identificarlo. Inutile e sbagliato sarebbe pretendere ancora l'energia e il rancore che hanno reso gloriosi i loro capolavori (ma anche indebolito, quando convogliati a forza, gli episodi più recenti della loro discografia), elementi decisamente anacronistici rispetto alla direzione odierna del loro sound. Senza pretendere una nuova riscrittura della storia, un plauso meritato va a un act in grado di rinnovarsi e raggiungere una dimensione personale dalla qualità elevatissima. Impresa non certo da tutti, con buona pace di chi vorrà mascherare la nostalgia dietro la finta di un'evoluzione esclusivamente formale. Lunga vita (anche a questi) NIN.

(08/09/2013)

  • Tracklist
  1. The Eater Of Dreams
  2. Copy Of A
  3. Came Back Haunted
  4. Find My Way
  5. All Time Low
  6. Disappointed
  7. Everything
  8. Satellite
  9. Various Methods Of Escape
  10. Running
  11. I Would For You
  12. In Two
  13. While I'm Still Here
  14. Black Noise
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