Ola Podrida

Ghosts Go Blind

2013 (Western Vinyl) | slow-rock, alt-rock

Si può dire senza tema di smentite che il day job di David Wingo è il compositore di colonne sonore (negli ultimi anni vanno ricordati “Take Shelter”, “MUD” e “Prince Avalanche”, quest’ultima insieme agli Explosions In The Sky). Più di sfuggita, verrebbe anche da dire che, come Ola Podrida, Wingo non ha esattamente lasciato un’impronta riconoscibilissima, piaccia o no, sulla scena cantautorale americana.
Forse è proprio questa attività di soundtracker a spingerlo al suo vago anonimato espressivo, a lasciar trascolorare la propria identità sul canovaccio che è costretto a interpretare. Ma in “Ghosts Go Blind” David ha voluto fare sul serio, mettere tutto sé stesso – e i risultati sono evidenti, dato che si tratta del suo disco più a fuoco.

Certo, questo terzo disco non inventa un genere; non è neanche particolarmente alla moda, anzi per niente. È un disco di canzoni grevi, espresse col trasudare umorale delle chitarre, si trova da qualche parte tra Seattle e New York di un decennio fa, con il rock alternativo, l’emo che mutano nel nuovo cantautorato e nell’indie-rock degli anni Duemila.
In “Ghosts Go Blind” convivono così Idaho e Interpol, i primi Death Cab For Cutie e i Low dell’ultimo millennio, in un disco dal sound estremamente compatto, che obbedisce a un’espressività lucida, istintivamente riconoscibile. Per questo viene facile lasciare ondeggiare lievemente il capo secondo le mareggiate di “The Notes Remain”, con un gusto dell’epica chitarristica che sarà stato forse trasmesso a Wingo dagli Explosions In The Sky.

Oltre a una forte scarica liberatoria, “Ghosts Go Blind” regala anche buone intuizioni pop – si vedano i Teenage Fanclub di “Fumbling For The Light”, o le sublimi dolcezze di “Blind To The Blues”, serenata di fortuna, di amore tra perdenti. Ma anche il dimenarsi elettroacustico della trama di “Some Sweet Relief”, con un’interpretazione abbandonata di Wingo, dice senz’altro la sua (brano che ricorda molto anche gli ultimi Oh No Oh My).
Insomma una consacrazione attesa, che si realizza con un disco roccioso, imperturbabile alle tendenze del momento – un disco che sgorga dal cuore.

(13/05/2013)



  • Tracklist
  1. Not Ready To Stop
  2. Fumbling For The Light
  3. Washing Away
  4. Blind To The Blues
  5. Staying In
  6. Ghosts Go Blind
  7. Speed Of Light
  8. Some Sweet Relief
  9. The Notes Remain
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