Oneohtrix Point Never

R Plus Seven

2013 (Warp) | elettronica

Sono casi rari, lo si dica, ma ogni tanto anche nel mondo dell'elettronica sperimentale compaiono geni sregolati. Di quelli a cui piace trattare una materia che spesso appartiene a una dimensione prettamente razionale con un tocco di follia, come chimici che invece di seguire il metodo sperimentale preferiscono giocare con le provette, agitarle consapevoli di ottenere una reazione pericolosa, mescolarle senza un criterio giusto per vedere cosa succede. Qualcosa che i sostenitori dello stallo dell'attuale scena sperimentale vedono come una luce in fondo al tunnel, una via di fuga dalla stasi perenne dell'arte drone e dall'inconcludenza degli sperimentalismi controllati senza capo né coda.

Daniel Lopatin è proprio quel genere di musicista, quello che lavora con l'ambient-drone, la musique concrète, i flussi sonori, l'elettronica ritmica e frulla tutto apparentemente senza criterio, raccoglie e re-setta vecchi synth analogici per poi farli impazzire e mandarli in cortocircuito, si fa fotografare in pose provocanti o autoironiche, ma gode della stima di gente che lavora in accademia e gira in giacca e cravatta. Volessimo fare un parallelo sul personaggio, potremmo dire che Lopatin sta all'elettronica sperimentale del decennio Dieci come Aphex Twin sta a quella degli anni Novanta. Ed ecco spiegato come e perché i due personaggi godano di una stima sostanzialmente incondizionata e infinita da parte dei più snobisti fra gli addetti ai lavori, in grado di alimentare su di uno un tempo e sull'altro oggi un hype di dimensioni stratosferiche. La verità probabilmente sta nel mezzo: Oneohtrix Point Never, ovvero la veste principale di Lopatin, è un act che produce da tempo un'elettronica personalissima, ma frutto di fatto della fusione di una serie di mondi uniti sotto un vessillo ipnagogico, che in questo suo debutto per Warp – in un matrimonio dal significato profondo – trova forse finalmente un'architettura flessibile ma presente su cui issarsi.

“R Plus Seven” altro non è se non un concentrato di quel che Oneohtrix Point Never rappresenta dalla sua nascita: mai un suo brano era riuscito a stringere in cinque minuti il suo vastissimo universo come riesce a fare “American”, autentica radio impazzita che a ogni giro di manopola mostra un volto nuovo. Caleidoscopio in perenne movimento, come una scheggia impazzita che impatta ovunque cambiando velocità, verso e direzione: così “Inside World” rilassa per metà salvo poi ricredersi e incalzare a suon di scontri improvvisi, archi sintetici, sample e sovrastrutture. E ancora “Along”, distesa drone che nei trenta secondi finali viene presa di soprassalto da sample vocali di ogni genere; “Still Life”, viaggio tra Via Lattea, suolo lunare e pianeti abitati da alieni spaventosi su un'astronave che si muove a scatti. Oppure “He She”, voci scomposte, arpeggi di sitar e flussi incrociati, il tutto fatto girare su un filtro a passa basso settato su OCT, e infine “Problem Areas”, ovvero prendere Úlfur e Chrome Canyon e cibarli di una buona dose di Lsd.

Gli unici episodi a mantenere un tasso minimo di equilibrio sono l'iniziale “Boring Angel”, che pare quasi un ripescaggio dalla primissima Suzanne Ciani, la scintillante “Zebra” - carillon à-la ultimissimo Flying Lotus non privo di bizzarrie – il gioco di echi e ambiance di “Cyro” e il conclusivo tappeto per organo e scintille di “Chrome Country”. Ma siamo comunque ben lungi da qualsiasi forma di normalità, perché Lopatin è così: per taluni è un genio, per altri un pagliaccio, c'è chi lo ama e chi non lo sopporta. Di sicuro il suo caos non è programmato, la sua è anarchia vera, spontanea, come quella che regna in questa recensione. E questo sì che è qualcosa che rende la sua musica unica e molto più dadaista di quella di gente che si sforza di esserlo a tutti i costi. Dadaista ma non futurista, come taluni vorrebbero invece far credere. Con annessa lunga vita ai suoni dell'elettronica odierna, quelli alla cui “stasi” il dinamismo di Lopatin, per taluni, rappresenterebbe l'alternativa da percorrere, quando in realtà non ne è che una summa miscelata con innegabile ma non seminale originalità.

(19/10/2013)

  • Tracklist
  1. Boring Angel
  2. Americans
  3. He She
  4. Inside World
  5. Zebra
  6. Along
  7. Problem Areas
  8. Cyro
  9. Still Life
  10. Chrome Country
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