Parquet Courts

Light Up Gold

2013 (What's Your Rupture?) | americana-punk, econo-post-punk

A volte identificare una band con la semplice collocazione geografica può essere fuorviante.
Fastidioso, addirittura, quando la band in questione si chiama Parquet Courts, è composta per tre quarti da texani trapiantati a New York e il cui approccio punk all’arte e alle cose non può né vuole nascondere una certa ironia.
Prendete il primo post pubblicato ormai due anni fa sul loro blog: “By Who Power?” era un mix-tape di ventiquattro pezzi nato con l’intento di rappresentare lo spettro delle influenze della band, un gran caos di Fall e GG Allin, Pavement e Guided By Voices, Neil Young e Beat Happening; la compilation era indicata come “curata dai Parquet Courts” e in una divertente nota veniva spiegato il perché: “a New York le cose sono “curate”. Solo una parola attraente per dire “realizzata”/“prodotta”. Esempio: "Oggi ho curato un sandwich nella mia cucina”.

Però non si può fare a meno di pensare anche a quella città, ascoltando “Light Up Gold”, esordio discografico ufficiale della band dopo la cassetta autoprodotta “American Specialties” (2011).
Un album che vede la luce nell’agosto 2012 e viene ristampato da What’s Your Rupture nel gennaio di quest’anno, legato a doppio filo alla New York nervosa e dissonante dei Velvet, del primo punk, dei Sonic Youth.
Ma molto altro vibra nelle corde dei due singer-songwriter della band, Andrew Savage (voce, chitarra e già metà dei Fergus & Geronimo) e Austin Brown (voce, chitarra), a partire da un riffing geometrico e angoloso di scuola post-punk e reiterazioni di accordi con impresso il marchio Modern Lovers, senza disdegnare rumorismi Young-iani.
La solida sezione ritmica di Sean Yeaton (basso) e Max Savage (batteria, fratello del leader) suona lineare al confronto del vulcanico incontro/scontro fra le sei-corde, perfettamente funzionale a tenere la barra dritta in canzoni che sembrano poter collassare da un momento all’altro e invece rivelano incastri precisissimi.
Solo un altro dei contrasti dei Parquet Courts, gente che scrive musica in cui la melodia pare arrivare per caso, quasi investita dall’intensità dell’esecuzione, e che, nonostante tutto, non scorda mai la cantabilità.

Basti pensare agli strepitosi anthem in miniatura firmati da Savage: schegge di uno-due minuti come “Borrowed Time”, “Donuts Only”, “Light Up Gold”, “Disney P.T.” o “Yonder Is Closer To The Heart”, figlie della mirabile concisione dei Wire di “Pink Flag” e del jamming econo di Mike Watt, che qui troviamo riproposto in schemi che sanno ricordare dei fIREHOSE depurati del lato jazz-funk della faccenda.
Dal canto suo, Austin apre l’album con “Master Of My Craft”, altro highlight della collezione con ritmi da Feelies, chitarre a precipizio e predicare invasato; e quanto suona "young, loud and snotty" quel “Socrates died in the fuckin’ gutter”.

Ulteriore pregio di “Light Up Gold” è la capacità di avventurarsi in territori altri senza perdere in omogeneità e mantenendo anzi forti connotati personali, pur esplicitando i propri riferimenti: “Yr No Stoner”, “Careers In Combat” o “No Ideas” sono puro distillato Pavement circa “Slanted & Enchanted”, eppure la filosofia hard-working della band non potrebbe essere più distante da quell’etica slacker. Analogamente, “Caster Of Worthless Spells” e il bruciare lento di “Picture Of Health” sarebbero meritevoli aggiunte all’ampio catalogo Guided By Voices.
Nel mezzo di queste rapide fiammate, poi, si erge la cavalcata “Stoned And Starving”, in cui la ritmica kraut lascia le chitarre libere d’intrecciarsi, sfumando appena oltre il limite dei cinque minuti, con un Savage preso a raccontare, con il gusto dello sberleffo punk, una ricerca di cibo notturna (“swedish fish, roasted peanuts or licorice”).

Una miscela infiammabile, perfettamente bilanciata tra squarci di bellezza e schizzi biliosi, per una band che sa essere diretta e comunicativa e tenere al contempo qualcosa di segreto per sé, nei testi come nell’impasto sonoro. E anche questo contribuisce a fare di “Light Up Gold” un album davvero notevole.

(16/12/2013)

  • Tracklist
  1. Master Of My Craft
  2. Borrowed Time
  3. Donuts Only
  4. Yr No Stoner
  5. Yonder Is Closer To The Heart
  6. Careers In Combat
  7. Light Up Gold I
  8. Light Up Gold II
  9. N Dakota
  10. Stoned And Starving
  11. No Ideas
  12. Caster Of Worthless Spells
  13. Disney P.T.
  14. Tears Of Plenty
  15. Picture Of Health


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