Pastels

Slow Summits

2013 (Domino) | indie-pop

Quanta storia dietro un nome. Tra gli inventori dell'indie-pop scozzese e in circolazione sin dal 1981, i Pastels sono per molti versi l'incarnazione stessa dell'indie-pop: sgangherati e incerti, ma anche teneri e adorabili all'eccesso. Stephen Pastel (vero nome McRobbie) aveva la voce più storta che si possa immaginare, al servizio di irresistibili pop song decadenti. Oltre a lasciare almeno due album indimenticabili (specialmente "Up For A Bit" del 1987, ma anche la raccolta di singoli e inediti "Suck On" non gli è da meno) i Pastels sono stati in grado di trasmettere un'influenza sul panorama pop scozzese che ha fatto sentire il suo peso lungo tutto il corso degli anni e lo fa tutt'ora a più di due decadi di distanza.

Amelia Fletcher ed Elizabeth Price dei Talulah Gosh si conobbero poiché entrambe indossavano una spilletta dei Pastels (da cui nacque anche il brano "Pastels Badge") ed infiniti sono i gruppi che omaggiarono il gruppo di Glasgow con una canzone (i This Many Boyfriends con "I Don't Like You (Cos You Don't Like The Pastels)", i Black Tambourine con "Throw Aggi Off The Bridge", i Flipper's Guitar con "Goodbye, our Pastel Badges", i Die Fünf Freunde con "Why I Like The Pastels" per proseguire con numerosissime citazioni, dai Veronica Falls ("Stephen") ai Pooh Sticks).

Oggi, a sedici anni dall'ultimo disco effettivo (tralasciando l'estemporanea colonna sonora del 2003 "The Last Great Wilderness" che non giustificò le attese e una collaborazione con i giapponesi Tenniscoats del 2009 che almeno fece luce su un interessante sodalizio) i Pastels tornano con un nuovo lavoro a tutti gli effetti, proseguendo quella strada ormai iniziata nel 1990 quando, facendo tabula rasa del passato, decisero di imparare a suonare i loro strumenti trasformando il gruppo in una sorta di collettivo sonoro, al quale parteciparono di volta in volta musicisti diversi. Per questo "Slow Summits", licenziato dalla Domino e registrato da John McEntire, hanno contribuito vecchie conoscenze e glorie mai tramontate: da Alison Mitchell a Gerard Love, da Tom Crossley a John Hogarty fino a guest del calibro di Norman Blake.

Non è proprio vero che dopo onorati anni di musica o si cambia per davvero incenerendo la propria carriera precedente e provando a iniziarne una nuova oppure si riposa in pace (da vivi o da morti, non fa differenza). Stephen Pastel ha oculatamente ponderato la scelta, per mettersi a lavorare con rinnovata consapevolezza su quello che rimaneva dei Pastels nel 2013 e per costruire un futuro credibile alla band che aveva così attentamente nutrito, dandole finalmente un'età adulta. Quell'età è adesso e che piaccia o no è figlia di un percorso coerente costruito sugli anni in un modo in cui i figli di quella sensibilità così candidamente ostentata negli esordi non si sentano traditi.

Tanti ascolti dopo, "Slow Summits" si è indubbiamente rivelato un album dei Pastels da cima a fondo, una naturale evoluzione di "Truckload Of Trouble"; ma se quel disco accettava di sporcarsi, "Slow Summits" guarda all'ideale convertendo in istanze classiche e solari la purezza dei Pastels. Le canzoni si permettono voli pindarici prima vietati, semplicemente perché hanno smesso di vergognarsi: dalla title track a "Kicking Leaves" da "Summer Rain" al singolo "Check My Heart" che mette a frutto un decennio d'esperienza in armonie. E tanti sono i suoni stipati in ogni pezzo che quasi non ci si accorge della presenza dei fiati ("Secret Music") che sanciscono la "rottura" con il passato recente e la necessità, poi sfatata, di "reinvetarsi". Ma non cambia la dolcezza delle musiche, non cambia il delicatissimo songwriting e non cambiano quelle leggere vibrazioni che questa volta agitano le rughe - vivaci battiti che aspirano al volo, come "Night Time Made Us" e l'agrodolce armonia venata di folk di "Illuminum Song".

Che non si parli di perdita di identità: difficile trovare oggi un gruppo altrettanto sicuro delle proprie scelte, così intimamente coerente con il proprio percorso personale, tanto conscio del proprio passato da volerlo/saperlo rivisitare con la consueta dolcezza pur in un album dichiaratemente "maturo" come questo; alla scoperta di un gruppo che, come successo ai Wake lo scorso anno, sembra aver guadagnato più ammiratori oggi di quanti non ne avesse già avuti in passato.

(28/08/2013)



  • Tracklist
  1. Secret Music
  2. Night Time Made Us
  3. Check My Heart
  4. Summer Rain
  5. After Image
  6. Kicking Leaves
  7. Wrong Light
  8. Slow Summits
  9. Come To The Dance
  10. Illuminum Song
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