PENTI - Isdiri Misti Sini

2013 (Porp)
ambient, post-rock

Già fondatore dei Paipers e dei Gardenya (titolari di “Disegnando Pareti”; Porp, 2010), il cantante, chitarrista e produttore Marco Porcelli idea poi il progetto Penti, esplorando una palette sonica pressoché sfumata e variabile, quando non proprio surreale.

Il cuore di “Isdiri Misti Sini”, primo lavoro, è così una galleria di acquarelli strumentali melliflui che si limitano a ripetere una stasi non meglio identificata, con accorato senso della suggestione. “Nina” è un solenne preludio con un uso piuttosto libero di timbri ed effetti strumentali, “Tarm” associa un battito equatoriale alle sortite noir della sua chitarra, e la sospensione di “Van” arriva persino dalle parti della new age con il suo theremin uggioso, lo strimpellio fatalista delle chitarre e il piano severo di sfondo.

Se la stasi maestosa e allucinata di “Jair” plagia con dovizia religiosa la “Svefn-G-Englar” dei Sigur Ros, la serenata dolente classicheggiante di “Bosk”, per trio di piano, chitarra slide e oboe, è degna di Ennio Morricone. E così via anche per momenti di levità quasi ambientale (“Gilert”, un respiro meditativo che si propaga col piano elettrico e l’andamento hare-krishna), e invocazioni alte delle tastiere (“Traffi”, poi processione tribale con lamento voodoo).

Il lato più commerciale dell’operazione sta nel dream-pop petulante con tanto di stereotipata ugola femminile di “Esta”, e nella cantata corale della title track, ripetitiva dapprima come motto e poi come trance mantrica (non per niente incorniciata dal sitar), un po’ un’imitazione degli Slumberwood, e spezza l’impegno delle altre pièce. Più calzante è “Blair” l’appendice acustica di “Isdiri Misti Sini”, in una lingua non meglio precisata, che se non altro specifica quanto più in alto sta viaggiando Porcelli rispetto agli esordi convenzionali con i Gardenya. La chitarra ficcante di “Tarm” è poi piegata a un’altra facilitazione stilistica, il rockabilly – malandrino alla B52’s – di “Ium”, sincopato in un registro addirittura danzabile, davvero fuori contesto.

Scritto e arrangiato dal solo Porcelli, ma accompagnato da Natale Capurso (batteria), Francesca Copertino (voce) e Claudia Franco, Michele Sgaramella, Antonio Russo (cori), è un piccolo atto di nomadismo stilistico, anche sbarellante, che irradia trascendenza. Brani cangianti, non solo in calligrafia e arrangiamento, ma anche nella drammaturgia e persino nell’assetto. Patrocinato dall’Unione Europea, Regione Puglia e Teatro Pubblico Pugliese. Già circolante, autoprodotto, nel 2012.

09/05/2013

Tracklist

  1. 1. Nina
  2. 2. Esta
  3. 3. Tarm
  4. 4. Bosk
  5. 5. Van
  6. 6. Isdiri Misti Sini
  7. 7. Blair
  8. 8. Jair
  9. 9. Ium
  10. 10. Gilert
  11. 11. Traffi
  12. 12. Across the Sea

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