Pet Shop Boys

Electric

2013 (x2) | electro-pop

Mai dire mai, nella vita come nella musica. Li avevamo dati per bolliti troppo presto, i Pet Shop Boys. O meglio, "Elysium" era tutto tranne che un brutto album, un lavoro non di certo memorabile né esaltante, ma di quelli che si lasciavano gustare. Erano più che altro la malinconia e la rassegnazione dietro quelle ballate che portavano i suoni griffati Chris Lowe a lasciare con l'amaro in bocca: sentire quel duo che negli anni era divenuto autentico emblema generazionale rassegnarsi nella musica e nei testi allo scorrere del tempo, abbandonando l'energia trascinante dei tempi d'oro in favore di un'elegantissima ma dimessa dimensione melodica, significava accettare nel contempo l'idea che quei tempi fossero finiti. I "bei tempi" dei Pet Shop Boys, ma pure di chi se li era vissuti. E allora via di ricordi e nostalgia, perché alla fine sì, quel che Neil e Chris volevano fare con "Elysium" era proprio questo.

Quel disco fu a posteriori una vittoria, un'operazione in grado di parare laddove voleva, di perseguire il suo intento. E di farlo con la classe di chi ha alle spalle anni lastricati d'oro, di chi ha saputo costruire con positività sugli spunti di quella probabile "crisi di mezza età" con cui tutti devono, prima o poi, fare i conti. Ecco perché "Elysium" è per assurdo la chiave di lettura migliore di questo nuovo "Electric". Perché capita pure che sì, quella crisi la si passi, e ne si voglia trarre il massimo. E che di questo massimo faccia parte pure il superamento, l'andar oltre. "Electric" di fatto è questo: i Pet Shop Boys che tornano a fare i Pet Shop Boys, anche se da "Very" son passati vent'anni giusti. E nonostante ciò, Tennant e Lowe si dimostrano di nuovo "avanti", perché il loro ritorno all'energia non è - come sarebbe stato lecito prevedere - la fiera dell'autocitazionismo: "Electric" sono i Pet Shop Boys del 2013, nel 2013.

Già, perché parte "Axis" e il video è tutto un programma, grancassa spalancata e voci robotiche, i Daft Punk sono i nuovi re e ci sembra quasi di sentirli omaggiati. Berlino è la frontiera elettronica del momento, e "Inside a Dream" gira proprio da quelle parti, prende Kalkbrenner e ci infila dentro un ritornello iper-nostalgico senza lasciar però spazio alle lacrimucce. Il fu synth-pop è oggi materia sia da radio che da discoteca: "The Last to Die" sfrutta Bruce Springsteen per coprire entrambi gli ambiti dando una paga che più copiosa non si può a gran parte del mainstream odierno, "Vocal" fa lo stesso ripescando addirittura quei synth che tanto andavano a fine Novanta. "Bolshy" si candida a divenire il prossimo classico, una sorta di nuova "Go West" dal groove più rovente, assieme a "Love is a Bourgeois Construct", ovvero un outtake di "Introspective" aggiornato agli anni Dieci.
E se "Fluorescent" è l'emblema del passaggio di consegne tra questo album e il suo predecessore, leggasi anche "come commuoversi ballando", "Shouting in the Evening" è la vera sorpresa: tre minuti che potrebbero essere stati presi da una "Electronic Battle Weapon" dei Chemical Brothers, velocità al fulmicotone e voce estromessa dai giochi. "Thursday" è la pop-song perfetta, il brano più leggero, nonché il coronamento del contatto con i tempi odierni grazie al rap di Example, mentre la conclusiva "Vocal" parte come quiete dopo la tempesta, prima di rispedire un'ultima volta dritti dritti sul dancefloor, tenendo stretti nelle mani un filo che collega due decadi di pop elettronico.

E forse c'è davvero poco di stupefacente in tutto ciò, perché, a voler ben vedere, Neil e Chris sono sempre stati dei fuoriclasse nel ruolo di artigiani. E un buon artigiano, in musica, difficilmente riuscirà a centrare il capolavoro della vita, il disco che farà la storia, ma altrettanto difficilmente potrà mai perdere per davvero la sua stoffa. E se di fuoriclasse si parla, i conti tornano alla perfezione. Eppure, chi l'avrebbe mai detto, esattamente dodici mesi fa, che saremmo tornati a ballare e scatenarci su un pezzo dei Pet Shop Boys? Nessuno, probabilmente. Non i reduci degli anni d'oro di cui sopra, pronti ad accettare, chi con rassegnazione e chi più serenamente, il trascorrere dei giorni che furono, magari lasciando il proprio sguardo perdersi su un vetro appannato con una "Invisible" a cullare in cuffia. Non le nuove generazioni, che probabilmente i Pet Shop Boys in gran parte neanche sanno chi siano. E invece oggi il rischio è di trovarseli tutti insieme, giovani, eterni giovani e non più tali, uniti al grido robotico di "Electric Energy". E scusate se è poco.

(25/07/2013)

  • Tracklist
  1. Axis
  2. Bolshy
  3. Love is a Bourgeois Construct
  4. Fluorescent
  5. Inside a Dream
  6. The Last to Die
  7. Shouting in the Evening
  8. Thursday (feat. Example)
  9. Vocal
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