Petula Clark

Lost In You

2013 (Sony) | pop

Durante la seconda guerra mondiale suo fratello soldato era di stanza all'estero, e Leslie Norman Clark portò la piccola figlia Petula agli studi radiofonici della Bbc con la speranza di farle incidere un breve messagio per lo zio. Il programma fu interrotto a causa di un improvviso bombardamento aereo, e per mantenere la calma in sala il conduttore chiese se qualcuno per caso avesse una canzone da cantare per intrattenere il pubblico. Ad appena 9 anni di età, Petula si propose con un vecchio brano d’inizio secolo, "Mighty Lak’ A Rose", e il pubblico entusiasta pretese il bis nel momento in cui il programma tornò in onda. Correva l'anno 1942 e iniziava per Petula Clark una delle carriere più lunghe e prolifiche per la storia dell'intrattenimento in Gran Bretagna. Sono passati ben 71 anni da allora - 57 dal suo esordio di studio – e a sorpresa Petula Clark ritorna oggi con un disco di materiale inedito come non succedeva da metà anni 70.

Come coautore e direttore in cabina di regia, Petula si affida allo storico John Williams, abile produttore dal cachet impressionante che riveste i brani (e la voce dell'interprete) con un moderno manto elettro/acustico lontano dal pop orchestrale anni 60 col quale la cantante inglese divenne famosa, ma che sa adagiarsi con grazia alle nuove ariose melodie.
I brani originali sono indubbiamente la cosa migliore dell'intero lavoro; primo tra tutti il suggestivo singolo di lancio "Cut Copy Me", un lieve polverio folktronico sul quale fluttua soffice la voce filtrata attraverso un calibratissimo vocoder, mentre sia il testo che il video - dai toni decisamente futuristici per questa arzilla 80enne - fanno riaffiorare scherzosamente la Kate Bush che veniva risucchiata dal computer in "Deeper Understanding".

Segue "Lost In You", una sentita ballata pianistica nella quale la voce di Petula stavolta risplende da sola in tutta la sua gloria, e ci venga un colpo se questa donna non ha ancora da insegnare l’arte del canto alle nuove generazioni! Ancora meglio fa poi la splendida "Every Word You Say", col suo vago andamento post-trip-hop e riverberi elettrici in sottofondo che trasportano Petula di diritto nel nuovo millennio, e così fanno pure il pimpante country-folk di "Never Enough", la potente interpretazione su "I Won’t Care" posta in chiusura, la mestizia di "Next To You" e, ciliegina sulla torta, l’elegiaco sguardo al proprio passato di "Reflections", la classica bella canzone dei tempi andati come non se ne sentono più in giro.

Il problema, semmai, sta nella selezione delle cover scelte per rimpinzare il disco. Non che ci sia niente di male, ma riascoltare nuovamente le pluri-inflazionate "Imagine" di Lennon e "Love Me Tender" di Presley sa troppo di clichè per farsi prendere veramente sul serio. L’arrangiamento su "He Loves And She Loves" - un vecchio standard della coppia George/Ira Gershwin - manca un po' del romanticismo che fece la fortuna di Fred Astaire nel film "Funny Face" (o magari della verve di Ella Fitzgerald che la ricantò superbamente due anni più tardi). Anche la più recente "Crazy" di Gnarls Barkley è già stata rivisitata tante di quelle volte che rischia veramente di venire a noia, ma la differenza è che stavolta Petula tira fuori un pathos interpretativo fuori dal comune, supportato da un'atmosfera vagamente western dai toni quasi tarantiniani.
Pure la rivisitazione del suo classico "Downtown" è un po' fuori luogo in un disco del 2013, ma va detto che la nuova versione in chiave acustica e con gli accordi volti al minore riesce a donare al pezzo un'inedita veste vagamente sconsolata, uno sguardo alle luci di città che si sono alquanto sbiadite col passare del tempo.

In sostanza le credenziali per un lavoro completamente riuscito c'erano tutte. "Lost In You" avrebbe potuto guadagnarsi qualche attenzione in più dai media, salire di qualche posizione ulteriore rispetto al #24 ottenuto in classifica in Uk, e magari riuscire ad ampliare il pubblico di questa Signora che non pubblica niente di nuovo dal 1975. Detto francamente, si rimpiange soprattutto la mancanza di nerbo in fase di produzione (e di selezione dei brani) per un disco che alle volte si adagia troppo e non si lancia come invece avrebbe potuto fare con facilità - si pensi, per fare un parallelo, a un'altra diva d'altri tempi, a quel che fecero Dan Hartman, Paul O’Duffy, Andy Richards e quei geniacci dei Pet Shop Boys quando nel 1990 resuscitarono di peso la carriera di Dusty Springfield con l’ottimo “Reputation”.

Tuttavia stroncare "Lost In You" rimane semplicemente impossibile. Lasciamo la modernità, l’innovazione e le artificiose tattiche del mondo del pop alle nuove leve, e guardiamo piuttosto al disco di un’ottantenne che nel 2013 sa ancora regalare momenti di pura emozione sconosciuti a gente con un quarto degli anni. Spegnete radio e tv, chiudete Facebook, e concedete 50 minuti della vostra giornata al lusso di perdersi in se stessi, perché ne vale davvero la pena.

(12/04/2013)



  • Tracklist
  1. Cut Copy Me
  2. Lost In You
  3. Crazy
  4. Never Enough
  5. Downtown (New Version)
  6. Next To You
  7. Refections
  8. He Loves And She Loves
  9. Every Word You Say
  10. Imagine
  11. Love Me Tender
  12. I Won't Care
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