Portal

Vexovoid

2013 (Profound Lore) | experimental blackened death-metal

Non credo sia possibile rintracciare, negli ultimi dieci anni, in ambito di estremismo metallico, una formazione più innovativa degli australiani Portal, fin dagli esordi alle prese con una clamorosa e claustrofobica miscela di death/black-metal, istanze free-form e spettrale immaginario Lovecraft-iano, una sintesi che su “Swarth” aveva trovato un equilibrio miracoloso.

Quando The Curator e i suoi sodali annunciarono, quindi, la pubblicazione di un nuovo disco, l’attesa iniziò subito a farsi snervante. Qualcuno prevedeva la loro definitiva consacrazione, sulla scorta di un disco ancora più radicale e compiuto di “Swarth”. Mi auguravo lo stesso, inutile negarlo. Accuratamente evitavo, dunque, di ascoltare “Curtain”, il primo brano messo a disposizione dalla Profound Lore (che si rivelerà, poi, essere “solo” una via di mezzo tra “Werships” e “Marityme”…) , riservandomi di godere dell’intero disco, senza anticipazione alcuna. Però, come spesso accade in questi casi, le belle speranze furono spazzate via presto...
Con “Vexovoid”, infatti, i Portal normalizzano la loro formula, presentando il disco più accessibile della loro carriera. Il che, in se e per sé, non rappresenta necessariamente un punto a loro sfavore. Tuttavia, dalla band più atipica della scena death mondiale era lecito aspettarsi qualcosa di più, non trentaquattro minuti e rotti di musica che, sostanzialmente, danno l’impressione di voler allargare la platea dei loro ascoltatori, semplificando una formula portata a livelli stratosferici negli anni passati.
Intendiamoci: “Vexovoid” è sempre un disco che almeno il 90% dei deathster odierni si sogna… Però, è anche vero che questo non contribuisce a lenire l’insoddisfazione.

Confinando le peripezie ipercinetiche dell’esordio “Seepia” (Arthur Doyle che coverizza gli Immolation o i Molested, fate voi) nell’angolo dei ricordi, il quarto disco della loro saga riparte, dunque, dal suono abrasivo ed enigmatico di brani quali “Larvae” o “The Swayy”, come mostra fin dai primissimi secondi “Kilter”, le cui scansioni meccanico-circolari sono la prima spia di un modus operandi più razionale e “scientifico”. La passione sfrenata per il caos, per gli squassi rumoristico-atonali e per i climi catacombali non è, comunque, messa a tacere, sostenuta da un approccio nevrotico di fondo che è ben più esplicito nelle trame instabili di “The Back Wards” o, ancora, in quelle di “Plasm”, dove una progressione-mulinello (ancora scolpita sulle orme dell’epico finale di “Marityme”, ormai quasi un brano manifesto visti gli esiti “narrativi” di queste nuove tracce, soprattutto quelli di “Oblotten”, anche esso, guarda un po’, posizionato in chiusura!) si risolve in un cupissimo sudario noise-dronico. Dal canto suo, “Awryeon” spinge sulla dimensione insieme più rocciosa e sperimentale del loro arsenale, mentre “Orbmorphia” (il brano più breve) continua a spiluccare idee dal loro passato, recente e meno recente.    
 
"Vexovoid" è, in ogni caso, un disco che piacerà a moltissimi dei loro fan e non solo. Non li biasimo, anzi. Tuttavia, quando si ha a che fare con band del calibro dei Portal, accontentarsi equivale a compiere un vero delitto… E, in ogni caso, prima di passare da queste parti, bisognerebbe dare una rispolveratina anche a “Outrè”, così dopo riuscirete più facilmente a mettere i puntini sulle “i".

(08/02/2013)

  • Tracklist
  1. Kilter         
  2. The Back Wards         
  3. Curtain         
  4. Plasm         
  5. Awryeon         
  6. Orbmorphia         
  7. Oblotten
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