Quatermass

Quatermass

2013 (Esoteric/Cherry Red) | progressive

Il trio inglese dei Quatermass viene spesso citato come uno dei primi esempi di progressive-rock dominati dalle tastiere, dopo i primi timidi esempi dei Nice e dei Procol Harum e dopo quelli un po’ più consistenti dei Moody Blues e dei Deep Purple (inizialmente dediti a dell’hard-prog, con le tastiere del compianto Jon Lord bene in evidenza). L’album omonimo “Quatermass”, uscito nel 1970 per la Harvest/Emi, aveva la peculiarità di non presentare alcuna parte per chitarra, benché la musica proposta fosse piuttosto energica (merito di una solida sezione ritmica, composta dal bassista John Gustafson – in seguito passato ai più noti Roxy Music – e al batterista Mick Underwood, potente come una macchina da guerra). Spicca specialmente il lavoro alle tastiere di Pete Robinson, uno dei virtuosi al suo strumento e che dopo lo scioglimento del trio, si diede a tempo pieno all’attività di turnista e gregario, talvolta in gruppi anche di prima classe, come nei Brand X.

“Quatermass” fu un disco ricercato quasi da subito dai collezionisti di mezzo mondo, data la sua scarsa reperibilità già a metà degli anni Settanta. Ristampato in anni recenti dalla tedesca Repertoire e dall’italiana Akarma (due edizioni identiche in tutto e per tutto, compreso il singolo e relativo retro “One Blind Mice/Punting”), è ora riproposto in un’accattivante (solo sulla carta) edizione “deluxe” comprendente un cd con l’album originale (ma con una tracklist stranamente rimaneggiata per l’occasione dallo stesso Robinson), tre brani inediti di interesse soprattutto storico, piuttosto che musicale e un dvd con lo stesso album in versione “5.1 sourround sound”.

La nota dolente è che Robinson, forse pensando di fare una cosa gradita ai fan del suo gruppo, ha provveduto a rimissare tutto l’album originale, che così suona oggi più fresco che mai. Il problema è che l’album del 1970 suonava però in maniera diversa, mentre questo suona come un disco partorito oggi. Un conto è rimasterizzare un vecchio disco (ripulendo e ridando nuova luce ad un vecchio master) e un altro è cambiare e abbellire ciò che fu registrato all’epoca. Uno scempio simile fu fatto da Mike Oldfield con il suo capolavoro “Tubular Bells”, ristampato su Mercury nel 2009 (dove persino la durata è diversa da quella del disco originale!) e da Fred Frith per gli Henry Cow, ristampati dalla Recommended nel 1991.
I collezionisti, si sa, badano poco a queste cose e cadono sempre nel tranello messo in atto dalle case discografiche e comprano lo stesso disco in decine di versioni diverse, giusto per non perdersi “rarità” inedite da ascoltare assolutamente o per il nuovo mix che mette in risalto alcuni strumenti invece di altri.

Per chi scrive, queste sono solo delle semplici truffe discografiche, buone solo a ricavare qualche spicciolo in più dalle tasche di ignari ascoltatori. Rimane in questo caso la bontà dell’album in se stesso, seppure stravolto nei suoni. “Entropy” funge da breve intro tastieristico. “Black Sheep Of The Family” è il singolo, dal buon potenziale commerciale e dalla melodia incalzante, che servirà come indicazione ai Deep Purple per il loro hard-rock che proprio in quell’anno stava esplodendo alla grande (era il periodo di “In Rock”). Non a caso, sarà in seguito coverizzato dai Rainbow di Ritchie Blackmore. La lunga “Post War Saturday Echo” avrebbe fatto un figurone su “Wish You Were Here” dei Pink Floyd, con il suo andamento da lento psichedelico d’atmosfera.

L’aria rinascimentale, con tanto di clavicembalo (imitato dal synth) di “Good Lord Knows”, rappresenta il loro vertice d’arrangiamento strumentale. “Up On The Ground” riesce a unire lo stile classicheggiante di Keith Emerson a quello di Rick Wakeman ed è proprio qua che Robinson mostra tutta la sua bravura tecnica alle tastiere. “Gemini” riporta nuovamente all’hard-rock dei Deep Purple e, a un livello più basso, a quello degli Uriah Heep. I due brani più arditi dal punto di vista della costruzione musicale sono gli ultimi due, ovvero “Make Up Your Mind” e la jazzata “Laughin’ Tackle”, che suonano come una versione maggiormente colta dell’ingenuo progressive-rock dei Nice. Anche in questa edizione è presente il singolo “One Blind Mice” (Harvest 1971), stranamente inserito come prima traccia del cd, ma non il suo bel retro, “Punting”, che è, a conti fatti, assai più interessante degli inediti qua inclusi: “I’m Afraid Not” (un provino in studio del 1970), “Bluegaloo/Broken Chords/Scales” (una tripletta di brani registrati dal vivo nel 1974) e “Make Up Your Mind”.

Per quanto mi riguarda, assolutamente inutile il Dvd contenente l’album in versione sourround con un mix “5.1”, buono solo per i completisti e per gli pseudo-audiofili. Ben realizzato il libretto, con note scritte da Pete Robinson stesso (in poche parole, in questa nuova edizione, ha fatto quasi tutto da solo). Una tantum, cercate la vecchia ristampa su Repertoire o su Akarma. È da preferire a questa nuova.

(13/06/2013)

  • Tracklist
  1. One Blind Mice
  2. Entropy
  3. Black Sheep of the Family
  4. Post War Saturday Echo
  5. Good Lord Knows
  6. Up On the Ground
  7. Gemini
  8. Make Up Your Mind
  9. What Was That
  10. Make Up Your Mind (Reprise)
  11. Laughin’ Tackle
  12. I’m Afraid Not (Rehearsal Recording 1970)
  13. Bluegaloo/Broken Chords/Scales (Live 1974)


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