Rhye

Woman

2013 (Polydor) | pop-r&b, blue-eyed soul

“Is that boy a girl, or is that girl a boy?” si chiese ai tempi il pubblico quando Annie Lennox si presentò su MTV con quell’androgino taglio di capelli arancio-radioattivo misto ad una voce indubbiamente femminile. Bene, oggi ci potremmo chiedere la stessa cosa, ma a ruoli invertiti; magari l’aspetto sicuramente maschile del canadese Michael Milosh non lascia dubbi, ma ad ascoltare le canzoni di “Woman” senza supporto fotografico sotto mano si potrebbe pensare che quella soffice voce che fluttua nell’aria provenga piuttosto da una fatata ugola femminile. Per l’appunto i Rhye si stanno dimostrando piuttosto avari in fatto d’immagini, contribuendo a creare il più possibile quell’alone di mistero che accompagna la nascita di ogni nuovo hype nell’era internettiana.

Sono furbi insomma; chiamano il loro disco “Woman” e affidano la copertina a dei lineamenti femminili catturati in un’elegante b/n. Nel video di “Open” – che filma diverse coppie durante un amplesso – i primi piani sono tendenzialmente rivolti alla donna, facendole assumere il ruolo di protagonista e, per assunzione, frontwoman/cantante del progetto (anche se il ritmo che seguono le labbra non è certo quello delle liriche del pezzo...). Ma anche il nome della band suona nuovo di zecca e misterioso il giusto - magari una storpiatura della parola “segale” dopo essersi scolati diversi litri di buon rye whiskey canadese? - ma dietro vi si nascondono due ragazzi che non sono certo alle prime armi. Il già citato Michael Milosh ha infatti ben tre album alle spalle, pubblicati con discreto successo a metà del decennio scorso all’apice del movimento glitch/laptronico sotto il solo cognome Milosh: “You Make Me Feel” (2004), “Meme” (2006) e “III” (2008), oltre ad un EP in collaborazione con Paul Pfisterer, “New Territory” (2009). Il danese Robin Hannibal forma invece parte integrante del progetto Quadron, duo synth-pop di chiara matrice scandinava. I due si sono incontrati per la prima volta qualche anno fa, per collaborare insieme al remix di un brano dei Quadron, ed oggi - entrambi di stanza a Los Angeles – hanno pensato bene di unire le forze per un progetto inedito. “Woman” è incentrato e dedicato all’amore per le rispettive compagne: Milosh è felicemente sposato, mentre Robin si dice “innamorato perso” di una tipa - che è poi il motivo principale del suo trasferimento da Copenhagen a LA.

Tuttavia, poco del passato musicale dei due sembra sopravvivere in questo nuovo progetto. Via la chill-out da coffee shop nel campus universitario di Milosh, e via il synth-pop più elettronico dei Quadron: i Rhye confezionano un disco molto più morbido, melodicamente rilassato e, perché no, pure al passo coi tempi. Se la matrice base del lavoro si presenta come un raffinato indie-pop tendenzialmente acustico - pianoforte, chitarre e violini in primo piano - i Rhye dimostrano di avere anche un’orecchio teso a captare le sonorità più cool del momento, e allo stesso tempo altrettanto capace di applicare una calibrata cernita al ripescaggio del passato. Appaiono così terse basi di r&b alla candeggina pura (sull’onda del recente “Total Loss” di How To Dress Well, per dirne una), soul jazzato d’annata, e l’ormai immancabile saccheggio di atmosfere eighties. Sul tutto vige comunque l’idiosincratica voce di Milosh, che oscilla pericolosamente (senza mai cedere del tutto) sui più improbabili paragoni a seconda del brano in questione: a momenti sembra di sentire i miagolii di Thom Yorke misti alla Feist più morbida, poi Jimmy Somerville nel suo falsetto più basso con la sensualità di Sade in sottofondo, o ancora il tono da studente nerd di Erlend Oye e le delicate introspezioni cantautorali di Jude. Insomma, fate voi.
Sta di fatto che “Woman” si lascia comunque ascoltare con piacere. Dieci tracce di media durata, costruite su una combinazione di strofe e ritornelli leggiadri e a dire il vero un po’ incongrui, ma mai ruffiani o troppo scontati. Tra sospiri angelici e androgini coretti ovattati, “Woman” ci trasporta fuori dallo spazio temporale, posandoci dolcemente sul letto disfatto di una camera adagiata sulle nuvole. Romanticismo, sensualità lievemente piccante ed eterni dubbi esistenziali di coppia aleggiano nei suoi solchi, ma a dire il vero c’e’ anche un po' di quieto sonnecchiare, come a dire “rifacciamolo, ma più tardi”.

Tra le cose migliori spiccano i garbati ritmi disco di “Last Dance” e quelli soft-r&b di “3 Days”, le chitarre dream-pop in aria Cocteau Twins di “One Of Those Summer Days”, il beat sostenuto di “Hunger” o il quasi-jazz di “Shed Some Blood” (rubato senza dubbio agli Sade altezza “Stronger Than Pride”). Altrove le atmosfere si fanno più astratte e ad onor del vero un po' soporifere, come “Major Minor Love” quasi a cappella, il soul vecchio stampo di “Verse” o la conclusiva “Woman”, un’eterea dedica d’amore giocata tutta sulla parola del titolo ripetuta ad libitum. Più d’impatto (anche radiofonico) semmai l’altro singolo “The Fall”, che riesce a tracciare i più impercettibili cambi di stato d’animo all’interno di una coppia – fattore notevolmente accentuato pure dal bellissimo video che l’accompagna.

Nel web il tam-tam è partito da un pezzo. Si è discusso sulla furbizia dei due riguardo al crearsi un’immagine volutamente anonima, si è parlato di sensualità, e il nome di Sade è saltato fuori in più occasioni, ma non fatevi trarre troppo in inganno: “Woman” rimane un disco “bianchissimo”, elegante, scorrevole e ben congegnato, ma anche privo di sussulti o di brani di grande impatto. Sembra più dedito alla calma del dopo che alla tempesta emotiva del prima, ed è decisamente più romantico che erotico nonostante le premesse. Tuttavia, se lo scopo è quello di farsi due coccole sotto al piumone mentre fuori imperversa la neve, allora “Woman” e’ il disco perfetto.

(27/02/2013)



  • Tracklist
  1. Open
  2. The Fall
  3. Last Dance
  4. Verse
  5. Shed Some Blood
  6. 3 Days
  7. One Of Those Summer Days
  8. Major Minor Love
  9. Hunger
  10. Woman


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