Rick Redbeard

No Selfish Heart

2013 (Chemical Underground) | new-folk

Avevamo lasciato tre anni fa gli scozzesi Phantom Band alle prese con il rinnovamento del folk, tra le inflessioni kraut e i residui di folk-gothic di “The Wants”.
Elaborato durante gli ultimi tour con il gruppo, l’album solista di Rick Anthony (ora Rick Redbeard in onore alla tradizione piratesca), pur conservando un feeling comune, si allontana dal progetto madre, per una scrittura più robusta e per gli arrangiamenti spogli, ma ricchi di suggestioni.

Il primo germoglio di “No Selfish Heart” risale in verità al 2007 con uno split single con Adam Stafford: trattasi di “Now We’re Dancing”, filastrocca ipnotica e deliziosa, col ritmo a prendere forma su percussioni artigianali mentre campanellini, organetti e fisarmoniche accompagnano il fuori tono della chitarra acustica. Rick Redbeard cattura infatti la bellezza arcaica con un'onestà artistica abbagliante, con pochi elementi sonori a dare il giusto contorno alle dieci tracce.
Si avvicendano così ninnenanne caliginose che sembrano suonate in un pozzo abbandonato (“Wildlove”), suggestioni natalizie che prendono corpo su scampoli di suoni creati da una chitarra giocattolo (“Clocks”), folk cristallino che su un ciclico giro armonico racconta di amicizia e ironiche catastrofi umane (“A Greater Brave”).
Inoltre, Anthony viaggia nei ricordi come un restauratore nelle rovine, prende piccoli spunti per assemblare poesie maestose, come nel weird-folk funesto e apocalittico di “We All Float”, che disturbi sonori accidentali trasformano in uno dei brani più suggestivi e malinconici dell’album.

Come un folk-crooner che gioca con il simbolismo della vita e della morte, il cantante scozzese si adagia su languide melodie alla maniera di Leonard Cohen in “Old Blue” e “Kelvin Grove”, appena ghermite dal violino struggente di Angus Ramsay. “No Selfish Heart” non ha infatti mai le sembianze del prevedibile gesto autarchico di una personalità schiacciata dalle ambizioni della sua band: Rick Redbeard è autore di un progetto la cui dignità prescinde dalla sua esegesi creativa.
Sono quindi canzoni che nascono dall’esigenza di raccontare un mondo diverso da come lo si dipinge; ecco rispuntare un brano scritto nei tardi anni 70 (“Cold As Clay,The Grave “), mentre la disco music annichiliva ogni forma di comunicazione sonora riservata e intima. Allo stesso modo un fiume di lirismo si riversa sull’ascoltatore con sembianze pop ("Any Way You Can") le quali prendono corpo tra chitarre elettrificate che suonano languide e malsane, mentre disturbi sonori che lambiscono la melodia si allontanano poi senza salutare, col refrain che si impadronisce della nostre ultime difese.

“No Selfish Heart” è un album che non necessita di una collocazione temporale precisa, che non vive su emozioni volatili o prive di radici profonde: un piccolo incidente nella produzione discografica che assomiglia a un miracolo.

(14/05/2013)



  • Tracklist
  1. Clocks
  2. Old Blue
  3. Any Way I Can
  4. A Greater Brave
  5. We All Float
  6. Kelvin Grove
  7. Now We’re Dancing
  8. Cold As Clay (The Grave)
  9. Wildlove
  10. No Selfish Heart
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