RP Boo

Legacy

2013 (Planet Mu) | footwork

Mike Paradinas e la sua Planet Mu rappresentano da ormai come minimo tre anni il trampolino di lancio europeo per i prodotti dell'underground elettronico americano. Abbandonato, almeno per quel che riguarda il catalogo, il mondo dell'Idm (non nascondiamolo: avrebbe sorpreso molto di meno vedere un Nathan Fake o un James Holden pubblicare per la label), l'occhialuto talent scout senza confini ha iniziato a esplorare con attenzione quel che avveniva nelle periferie degli States. Con il macrocosmo della break è stato amore a prima vista, e via dicendo, in ordine, con 2-step, dubstep e post, juke e, infine, footwork. E proprio quest'ultima è diventata da un paio d'anni la parola chiave del catalogo Planet Mu, nonché una delle tendenze più fresche e sorprendenti del panorama elettronico britannico d'importazione statunistense.

Come al solito, Paradinas ha calcolato il suo impegno su tale versante con precisione chirurgica, arruolando tra le fila della sua etichetta un misto di nuovi talenti (DJ Diamond, DJ Nate), producer britannici intenti a riprodurre lo stile secondo le coordinate UK (Young Smoke, Ikonika) e antesignani del genere, nomi storici responsabili di quel salto che portò la ghetto house ad ammorbidirsi e prendere velocità fino a raggiungere il juke (DJ Spinn, Traxman).
Di quest'ultima categoria fa parte il magnate RP Boo, forse l'inventore primo del footwork: Kavain Space nasce e cresce a Chicago, muove i suoi primi passi sotto la guida di uno dei re della ghetto come DJ Slugo, condivide i set con gente come DJ Deeon e DJ Milton infilandosi nella galleria del juke, per poi cospargere il tutto di sincopi e beat liquidi sconfinando in quello che poi sarebbe divenuto il footwork.

“Legacy”, come avvenuto per molti dei suoi contemporanei, è il primo lavoro sulla lunga durata di Space, che fino all'avvento in casa Planet Mu aveva portato avanti la sua attività quasi interamente dal vivo nei sobborghi di Chicago. Trattasi in ogni caso di una raccolta di inediti, dunque di un album a tutti gli effetti, che porta alla luce in maniera completa lo spettro sonoro di RP Boo. Si passa così da quei suoni seminali che hanno segnato l'avvento dell'estetica footwork (la miscela dal retrogusto grime di “Steamidity”, gli ammiccamenti quasi r'n'b di “Sentimental”, la tempesta di sample e vagiti di “What'cha-Gonna Du”) a sguardi decisi verso il juke più classico (i fiati spezzati di “Red Hot”, la malsana sensualità di “The Opponent”, gli spigoli taglienti di “Robotbutizm”).
La poliedricità da sempre tratto somatico delle produzioni di Space lo porta cercare contatti con l'hip-hop (“Invisibu Boogie!”), un funky alieno (“Red Hot”), l'acid-house (“There U'Go Bo”) fino a raggiungere lidi disabitati (l'oscuro serpentone di “Battle In The Jungle”, il rap su bombe a mano di “Speakers R-4 (Sounds)”, il martello avido di “No Return”).
A chiudere il cerchio, un omaggio alla ghetto-house degli albori nel finale da red carpet di “Area 72”.

Uno spaccato sulla carriera di RP Boo e sui suoni che da lui e tramite lui hanno caratterizzato l'evoluzione del footwork: questo è “Legacy”, che riesce però a suonare coeso e unito e lontanissimo da quelle operazioni celebrative di cui la Planet Mu si era già resa protagonista in passato (si pensi a Traxman l'anno scorso). Nulla di nuovo sotto il sole, solo un maestro che riassume, cataloga e riordina nella sua opera prima l'insieme delle sue lezioni, applicandole ad un pugno di nuovi brani che si aggiungono al già brulicante archivio di Paradinas e soci. Mini-storia del footwork dal passato a un possibile futuro.

(05/07/2013)

  • Tracklist
  1. Steamidity
  2. Invisibu Boogie!
  3. Red Hot
  4. There U'Go Bo
  5. Battle In The Jungle
  6. The Opponent
  7. 187 Homicide
  8. Speakers R-4 (Sounds)
  9. Havoc Devastation
  10. No Return
  11. Robotbutizm
  12. Sentimental
  13. What'cha-Gonna Du
  14. Area 72
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