Russian Circles

Memorial

2013 (Sargent House) | post-metal

Nonostante una discografia complessivamente di livello più medio che alto, i Russian Circles sono tuttora una delle realtà più singolari e onorevoli della tradizione strumentale consolidatasi nell'ultimo decennio. A costo di ripetermi, l'esordio in full-length del trio di Chicago fu una rivelazione inaudita e pose le fondamenta di una carriera dal suono inconfondibile, pur nella discontinuità dei risultati. Stando a due anni fa, “Empros” poteva verosimilmente essere la loro ultima cartuccia “buona”, il segnale di una scoraggiante involuzione stilistica eclissata soltanto dalle esibizioni live, dove i nostri dimostrano puntualmente tutta la grandezza della loro proposta.

Ma il timore nell'accostarsi alla quinta prova in studio si dilegua in pochi istanti: “Memorial” – licenziato da Sargent House e ascoltabile su Bandcamp – è senz'ombra di dubbio la loro prova più convincente da oltre un lustro, e li vede ispirati e agguerriti come (e forse più che) al principio. L'ariosa contemplazione del prologo viene subito travolta dalla possenza muscolare di “Deficit”, praticamente un classico annunciato: è inoltre il primo di diversi brani dove si avverte distintamente una contaminazione con certi stilemi del black metal più classico, dense texture di distorsioni nelle quali domina il gravame delle tonalità minori. La batteria di Dave Turncrantz, pur avendo abbandonato quasi del tutto certe soluzioni stravaganti, non rinuncia a impreziosire le proprie ritmiche quadrate con svolazzi tra i vari ottoni – oltre a picchiare sui tamburi come non mai.

“Cheyenne” si pone al cuore della traversata quale episodio tipicamente post-rock – con pennate in riverbero e un basso graffiante alla Mogwai – prima del nero pece di “Burial”, dove tornano a dominare gli stoppati sludge incisi sulla loop-station di Mike Sullivan. In generale si è man mano andato costruendo un suono autenticamente epico, che raggiunge il suo culmine nell'accorato tema di “Ethel”, intessuto dal tapping che da sempre contraddistingue la tecnica del chitarrista, mentre il battente affonda con incedere solenne nella grancassa. L'epilogo è un nuovo eponimo che vede la breve partecipazione della ninfetta goth Chelsea Wolfe, un elemento prescindibile, ma che come titolo di coda non stona affatto.

I Russian Circles ritrovano il gusto per la costruzione di atmosfere complesse ma ben tangibili, con climax e anti- che tendono a snodarsi tra le varie tracce anziché al loro interno. E in meno di quaranta minuti celebrano il memoriale del loro momento artistico migliore, con una linearità – e insieme un impatto – che ridanno piena fiducia nelle loro sorti. Bentornati, davvero.

(02/11/2013)

  • Tracklist
  1. Memorial
  2. Deficit
  3. 1777
  4. Cheyenne
  5. Burial
  6. Ethel
  7. Lebaron
  8. Memorial (feat. Chelsea Wolfe)
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