Sam Amidon

Bright Sunny South

2013 (Nonesuch) | folk

Sono veramente pochi i cantautori che, negli ultimi anni, hanno saputo trattare la materia del folk in modo integerrimo e nel contempo visionario. Per la maggior parte dei nomi più in vista e meno, fare musica folk significa sostanzialmente suonare in acustico brani che in realtà si richiamano di volta in volta alla tradizione pop, rock, emo, o più prettamente country.
È così che si ha ormai l’impressione di uno sfilacciamento culturale, figlio di una bolla speculativa all’ombra della quale si annida una nicchia di artisti che sfoggiano soprattutto, però, la loro fedeltà ai canoni, più che la volontà di abbracciare la tradizione confrontandosi con essa.

Sam Amidon, in tutto questo, è un artista più unico che raro, uno dei pochi a rendersi conto del fatto che, per tenere vivo un canone, bisogna continuamente girarlo e rigirarlo, innaffiarlo con la propria sensibilità. Già nel precedente “I See The Sign” era emersa con forza – per quanto impercettibile – questa sua particolare attitudine, che ora conferma ed espande in questo “Bright Sunny South”, disco e brano intitolati su uno tradizionale dei tempi della guerra civile, dedicato a un ragazzo che parte di casa per andare a combattere.
La gioventù è solare e limpida, e questo emerge sulle fragili melodie di Amidon, che animano di terso impressionismo impalpabili impalcature sonore, composte qui di arpeggi appena accennati, aerei inni di fiddle, dolci scrosci jazzistici (“I Wish I Wish”) che ricordano il suo rapporto con la scena di New York.

Rispetto a “I See The Sign”, le tendenze più cameristiche e orchestrali si attenuano, contribuendo al tono liricamente lieve, quasi ambientale del disco, in cui gli arrangiamenti si palesano in brevi accenni (il flauto di “Pharaoh”, il fiddle di “Streets Of Derry”), alludendo a una pienezza nascosta nella semplicità.
È così che diversi dei pezzi di “Bright Sunny South” sono semplicissimi motivi acustici, piccole melodie incastonate nel disco: “Groundhog”, la Matsson-iana “My Old Friend”, il romanticismo Bartlett-iano di “Shake It Off”.

Non mancano infine, naturalmente, brani più arditi, come le rauche grida sciamaniche, il fiammeggiante duetto banjo-percussioni di “As I Roved Out”, e il finale elettrico distorto e rumoristico di “He’s Taken My Feet”, che assomiglia a un dimenarsi Cline-iano.
E, in tutto questo, non c’è niente di più e niente di meno che osservare l’avvicendarsi di perturbazioni atmosferiche, fuori e dentro di sé.

(21/05/2013)



  • Tracklist
  1. Bright Sunny South
  2. I Wish I Wish
  3. Short Life
  4. My Old Friend
  5. He's Taken My Feet
  6. Pharoah
  7. As I Roved Out
  8. Shake It Off
  9. Groundhog
  10. Streets of Derry
  11. Weeping Mary


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