Sharron Kraus

Pilgrim Chants & Pastoral Trails

2013 (Second Language) | folk, chill-out

La collocazione stilistica di Sharron Kraus è sempre abilmente in bilico tra le correnti neo-psichedeliche e quelle più legate al gothic-folk, una versatilità che l’artista mette a frutto regalandoci progetti ricchi di personalità e dignità artistica.
L’etichetta di Glen Johnson e David Sheppard (Second Language) offre l’opportunità alla musicista inglese di mettere insieme delle suggestioni musicali più pastorali e bucoliche, frutto di un soggiorno nelle suggestive terre del Galles.

Chitarra acustica, dulcimer e field-recording danno corpo a un chill-out dalle forti connotazioni folk, senza cadere nell’indolenza descrittiva di molta ambient-music: il legame con i luoghi esplorati dall’autrice è intenso a tal punto che anche i dettagli sembrano avere un rilievo fondamentale per un ascolto più accurato.
Relegando la voce a ruolo di occasionale strumento per un naturale raccordo dei suoni, Sharron Kraus mette in opera il suo album meno ortodosso con un minimalismo stratificato e ricco, che già dalle note dell’iniziale “Hiraeth” abbraccia filosofie sonore più suggestive e romantiche, che quasi giustificano la citazione di “Hergest Ridge” di Mike Oldfield tra le fonti d’ispirazione del progetto.

La semplicità implica soluzioni sonore che possono dar origine a un compromesso: in “Pilgrim Chants & Pastoral Trails” tutto viene superato grazie a un lirismo privo di orpelli e a una passionalità molto intimista e notturna che trasforma il romanticismo di “Cadair Idris” in qualcosa di più che un semplice landscape sonoro.
Le lunghe passeggiate in strade di campagna, la nebbia delle mattine più fredde e il suono dei ruscelli percepiti attraverso il buio di una notte di luna non hanno il profumo lezioso di un documentario televisivo, ma la profondità che solo un'anima malinconica come quella di Sharron Kraus riesce a trasformare in manufatto artistico.

La ciclicità del refrain di voce e recorder in “Rowan” possiede lo stesso peso specifico della fatica necessaria per guadagnare il giusto passo per attraversare gli splendidi paesaggi del Galles. Senza alcuno sforzo d’immaginazione, “Candlemas Moon” comunica all’ascoltatore quello stupore di quell’attimo di pausa notturna del viandante che attende il vento meno gelido del mattino per riprendere il cammino al risveglio della natura col canto degli uccelli (si ascolti la successiva “Winding Road”).
Non sembri banale mettere al centro della musica gli elementi naturali: non è melliflua new age mascherata da pretese intelletuali, Sharron Kraus da abile e appassionata cultrice della musica folk ridà all’acqua, al vento, al canto degli uccelli, quella forza primigenia che ha dato vita al primo suono del mondo, alla prima vera sinfonia.

Partendo da questi semi naturali, la musicista dà forma a piccoli affreschi sonori che giustificano l’esistenza e la creazione di uno strumento musicale: così in “Dark Pool” è lo scorrere dell’acqua che origina il suono mesmerico del Korg Ms-20, i frammenti sonori dell’arpa o il grido soffuso del dulcimer, partorendo uno dei momenti più intensi dell’album, dove Popul Vuh e Third Ear Band si incontrano e si danno la mano per camminare insieme.
La festosa coralità medievale di “Y Fari Lwyd” rimette in gioco gli idiomi più classici del folk inglese, quasi a voler proporre una chiosa al lungo lavoro di ricerca che ha accompagnato il viaggio di Sharron Kraus: quasi una analisi introspettiva per dare un senso all’origine della propria sensibilità di donna e artista, un coraggioso strip-tease emotivo dove ognuno di noi può ricominciare a riappropriarsi del proprio sogno, avendo coscienza della grande forza che ogni uomo riceve da un autentico legame con la Madre Terra.

P.S. Alle prime copie era allegato un bonus cd "Night Mare", nove pezzi più inclini all'ambient-music di Brian Eno.

(17/12/2013)



  • Tracklist
  1. Hiraeth
  2. Rowan
  3. Cadair Idris
  4. Candlemaas Moon
  5. Winding Road
  6. Dark Pool
  7. Y Fari Lwyd
  8. Farewell
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