Shouting Matches

Grownass Man

2013 (Middle West) | rock-blues

Nonostante lo si consideri un artista di peso e fama internazionali da meno di un decennio, Justin Vernon vanta già un prosperoso curriculum di progetti paralleli e collaborazioni quantomeno variegate. Nella maggior parte dei casi (da Anais Mitchell a James Blake, passando per i Volcano Choir e... Kanye West), si tratta di esperienze che certificano una versatilità notevole, fosse anche solamente per il gusto  con cui sono state convogliate verso il suo progetto centrale, Bon Iver.
Ed eccoci allora qui, alle prese con l’ennesimo capitolo della discografia satellite del Nostro, stavolta trovatosi a far trio con un paio di giannizzeri (Brian Moen e Phil Cook, fattisi notare rispettivamente con Peter Wolf Crier e Megafaun) totalmente orientati a lasciare in cantina qualsiasi tipo di propensione avanguardista per affacciarsi su un rock- blues di stampo “classico”, a voler usare un eufemismo.

Stando alle note di copertina, apprendiamo che gli “Shouting Matches” non costituiscono una novità assoluta: nati poco prima che il loro leader si consacrasse al mondo come “giovane Werther” dell’indie-folk , i tre avevano infatti registrato nel 2008 un Ep ormai introvabile, “Mouthoil”, salvo poi dissolversi per cause di forza maggiore e ritrovarsi per quest’album, che odora di “reunion” in tutte le accezioni che siete in grado di collegare a questo termine.
Dal punto di vista delle scelte stilistiche, non si può fare a meno di rimarcare come Vernon tenti di conformarsi alla convenzionalità del progetto mettendo da parte il falsetto che in tempi recenti lo ha reso un’autentica icona. E, a voler essere spietati, si potrebbe anche aggiungere che i motivi d’interesse dell’album si esauriscono qui.

Se infatti da un lato le strizzate d’occhio ai classici del genere risultano tanto trasparenti  da nascondere i tre nell’ombra dei propri riferimenti, dall’altro, il modo di approcciare alle canzoni non contribuisce a far sì che una peculiarità sonora venga, se non ottenuta, quantomeno perseguita. Data però la “genuinità” dell’intento, sarebbe riduttivo farne una mera questione estetica: la principale manchevolezza di “Grownass Man” è l’incapacità di bilanciare la sua classicità senile con una freschezza compositiva adeguata.
Troppo limitato appare lo sforzo dietro il rantolo blues “Heaven Knows” (persa da qualche parte tra il Tom Waits di “Mule Variations” e i Led Zeppelin) e financo derivativo il tentativo di “Seven Sisters” di rievocare fuori tempo massimo l’immagine degli Stones che giocavano a fare i Temptations, spogliandola di urgenza e furore erotico.

Fortunatamente, tra affaticati assoli di chitarre e hammond chiamati a soccorrere le immobilità strutturali, il talento di Vernon fa capolino qua e là. Ci sono infatti sporadici episodi in cui la noncuranza del divertissement sa tradursi in piacevole leggerezza, sia per via di interpretazioni convincenti (la blackeysiana “New Theme”, il tributo a Tom Petty in “Avery Hill”), sia perché la penna riprende occasionalmente a funzionare (il verso fatto a Ben Harper in “Gallup, Nm”, lo special boniveresco di “I’ll Be True”).
Che si tratti però solo di flebili sospiri non sufficienti a fungere da paracadute lo dimostra la bolsa ballad “I Need A Change”, che riconduce l’ascoltatore sui lidi della jam session reumatica. Si chiude così un lavoro probabilmente da intendersi come innocuo passatempo transizionale in vista di futuri sviluppi. Che vogliamo credere non saranno affetti da questa sindrome di invecchiamento precoce.

(14/05/2013)

  • Tracklist
  1. Avery Hill
  2. Gallup, Nm
  3. Heaven Knows
  4. Mother, When
  5. Seven Sisters
  6. Milkman
  7. New Theme
  8. Three Dollar Bill
  9. I’ll Be True
  10. I Need a Change
Shouting Matches on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.