Simona Gretchen

Post-Krieg

2013 (Blinde Proteus/Disco Dada) | post-punk nichilista

Ingenuo è chieder scusa se a giorni alterni
si tenda alla promiscuità quanto alla clausura.
La verità trascende i gesti eppure morde più del cane
che ringhia senza tregua, e non accetta cura


Una seconda, sensazionale uscita per l'artista di Faenza, cantante, autrice, musicista, produttrice e outsider a 360 gradi. Terza, se si considera il programmatico 7" del 2011: "Venti E Tre/ Venus In Furs". L'ultima, almeno a nome Simona Gretchen.

"Post Krieg" è una sorta di concept album - il titolo allude a un prima, ossia a quella fantasmagorica (nel senso che evoca fantasmi) "Krieg" inclusa nella compilation del Club Tenco, pubblicata nel 2010 - dove raffinati riferimenti musicali e letterari si susseguono in un'idea rituale che è metafora artaudiana della scelta negli opposti che la vita ci offre, e quindi del conflitto che questa scelta inevitabilmente comporta. Krieg, appunto.
Essere artista o marionetta, amati o armati, sé stessi o proiezione degli altri. Seppure variamente ispirati ora dall'ascolto dei primi Faust, ora dalle moderne intuizioni letterarie di Chuck Palahniuk, gli otto brani rivelano una (mono)tonalità di Do minore che ne amplifica l'uniformità concettuale, ma non ne appesantisce la forza comunicativa. Con evidenti risvolti autobiografici e un indole sostanzialmente "punk", Simona Gretchen evita tutti gli intellettualismi a perdere, quel "Effetto Baustelle" che, per intenderci, fa commentare: "Interessante, ma che stai dicendo?".

Non solo un disco le cui otto tracce sono spesso legate tra loro anche dal punto di vista sonoro - spettacolare in tal senso la sequenza conclusiva in cui si succedono il kraut-rock di "Everted (Part I)", con il cipiglio marziale di "Everted (Part II)", con il post-whatever di "Everted (Part III)" - piuttosto una dichiarazione di intenti assai ambiziosa, che rimette in gioco il ricordo sonico che si aveva dell'operato di Mara Redeghieri nei primissimi Üstmamò, nella sua accezione più eclettica e psicotica. Quasi che Simona si proponesse punto di congiunzione tra il migliore indie-rock italiano degli anni Novanta e le recenti scorribande sonore di Fuzz Orchestra (non a caso, dietro le pelli, tuona Paolo Mongardi), Death Of Anna Karina o, per dire, dei Lento. Dimostrando di poter andare anche oltre il concept cantautoriale di "Gretchen Pensa Troppo Forte" (pluripremiato debutto del 2009, sempre su Disco Dada), fino ad assorbire riferimenti sludge ("Post-Krieg" è un'apertura che lascia sbigottiti), post-hardcore (il colpo di genio di "Hydrophobia") o addirittura far dialogare chamber music e post-rock come nulla fosse (la toccante "Enoch", con il fido Nicola Manzan a bissare la loro collaborazione).

Il discorso è affrontato con un'energia, un carisma, un'ispirazione e una voglia di mettersi in gioco che potrebbero (e dovrebbero) fare scuola per metà degli artisti oggi in circolazione. Il tutto in ventisei viscerali minuti. Tanto da far passare la protagonista di questo lavoro indenne anche attraverso le peripezie più sregolate. Così andò a finire che, tra dischi chiamati ormai per numero e album fatti in fotocopia per atavica paura di fallire, a metterci le palle fu una fanciulla. Un'artista faentina che sopra lo splendido artwork di Eeviac neanche pone logo o firma. E anni luce al di sopra dello stato sociale delle cose pone "Post Krieg" che, come ghigliottina sulla testa di Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena, rappresenta una boccata di aria fresca per una scena che nell'ultimo decennio si è crogiolata in un manierismo fin troppo loffio e fine a se stesso.


(04/02/2013)

  • Tracklist
  1. In
  2. Post-Krieg
  3. Hydrophobia
  4. Enoch
  5. Pro(e)vocation
  6. Everted (part I)
  7. Everted (part II)
  8. Everted (part III)
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