Drones

I See Seaweed

2013 (MGM) | punk-blues, garage, psych-rock

Se non avete mai sentito parlare di una band australiana chiamata Drones, per prima cosa non posso che essere dispiaciuto per voi. Non sono certo al primo lavoro (l’esordio, “Here Come The Lie” è del 2002) e risultano indubbiamente una delle realtà emergenti dell’ultimo decennio che meglio si è proposta in maniera originale e con qualità costante. Pur se mai sono effettivamente riusciti ad attecchire sul grande pubblico, opere come “The Miller's Daughter” o “In Spaceland: Nov. 15th, 2006” restano, nella memoria di chi ha avuto la fortuna e il buon senso di seguirli fin dagli albori, due capisaldi della rinascente ondata garage e punk-blues, psichedelica.
Il nuovo album, “I See Seaweed”, è la perfetta conferma della grandezza di questa band poco conosciuta e della sua capacità di ponderare e dosare la musica con cura ed efficacia, mantenendosi sempre su livelli altissimi, anche a distanza di dodici anni dal primo, omonimo demo.

“I See Seaweed” ha un cuore pulsante di chitarra elettrica e un piano che scivola, ora leggero, ora sferzante, su tutte le tracce, ma resta la voce ebbra (a metà tra Nick Cave e Tom Waits) di Gareth Liddiard il nucleo centrale che regge tutta la struttura, mostrando anche fasi estremamente intime e spirituali come nella title track. Nella prima fase del lungo pezzo (circa otto minuti e mezzo), note sbilenche e leggerissime vibrazioni della batteria di Michael Noga accompagnano la litania di Liddiard, che sembra quasi evocare le preghiere diaboliche, occulte e visionarie di David Tibet. Ben presto la musica si gonfia di un blues distorto e viene fuori uno dei principali punti di riferimento per la band di Perth: il connazionale Nick Cave, qui rievocato nel suo decantare parole spaziando tra spoken word e recitato barcollante. Nella seconda e ultima parte, la musica prende ancor più corpo e le chitarre di Liddiard e Lascombe accennano richiami alla psichedelia pinkfloydiana (e sixties in generale) che ritroveremo anche in seguito.
Piene di pathos anche le tracce meno sperimentali (“How To See Through Fog”), nelle quali è il blues elettrico cadenzato su ritmiche blande e profonde a farla da padrone. La presenza del Nick Cave più trascendentale (“The Grey Leader”, “Laika”) è inoppugnabile, ma il timbro vocale stravagante di Liddiard e l’accompagnamento di chitarre, che a volta rasentano territori folk a stelle e strisce (“They'll Kill You”), altre volte sfociano in una psichedelia antica e radicata (tanto l’aiuto del piano), più la sezione ritmica mai pesante e gli inserti corali e rumoristici, riescono a rendere i diversi riferimenti semplici punti di partenza dai quali sviluppare percorsi completamente insoliti.

Il momento più energico si ha con “A Moat You Can Stand In”, quando il blues psichico si trasforma in un glam-punk-rock di scuola New York Dolls, comprensivo di chitarre taglienti, ritmiche incalzanti, piano pazzoide, urla e cantato pieno di tensione positiva. Tutta la carica punk blues, le esplorazioni lisergiche e l’empatia vocale, sono tinte di una patina nera velatamente gotica e dark, grazie al piano di Steve Hesketh, la cui figura diventa fondamentale in alcuni passaggi particolarmente ascetici (“Why Write a Letter That You'll Never Send”, “The Grey Leader”, “I See Seaweed”) e che, dopo i ripetuti ascolti, diventa un indubbio filo conduttore di tutto l’album, come un jolly sghignazzante che sostiene nelle debolezze, regalando ancor più mistero e sicurezza alla musica dei Drones.
La strada intrapresa nella lunga traccia d’apertura è riproposta con “Nine Eyes”, che vede la parte vocale affiancata parzialmente da Fiona Kitchin (basso) che in verità è presente, con diversa incisività, anche altrove. Altresì in questo caso, vi sono illuminati cambi di stile all’interno dello stesso pezzo e un crescendo ritmico e passionale, alimentato dall’ossessività sia delle parti testuali sia di quelle musicali, ma questa sarà un’evidente caratteristica di tutto “I See Seaweed”. Lo stesso ultimo brano, “Why Write a Letter That You'll Never Send”, incentrato su piano e voce, ripresenta questa formula fatta di evoluzione emotiva e ardente, in maniera quasi similare alle suite progressive tipiche degli anni settanta di Robert Wyatt.

Se mai i The Drones avevano bisogno di dare conferma del loro valore, questo “I See Seaweed” arriva al momento giusto anche per penetrare i cuori di chi, fino ad ora, ha amato solo la faccia più scontata dell’Australia.

(20/03/2013)

  • Tracklist
  1. I See Seaweed    
  2. How to See Through Fog
  3. They'll Kill You
  4. A Moat You Can Stand In
  5. Nine Eyes
  6. The Grey Leader
  7. Laika    
  8. Why Write a Letter That You'll Never Send
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