VĀLI

Skogslandskap

2013 (Prophecy) | instrumental nordic folk

Non dubito che alla stragrande maggioranza di voi questo nome suoni del tutto nuovo: temo anzi che si possano contare sulle dita di (al massimo) un paio di mani coloro che aspettavano da tempo questo momento, e che alla buona notizia hanno risposto con sincero entusiasmo, se non addirittura commozione. Gli ultimi giorni di agosto la Prophecy ha ristampato, a quasi dieci anni di distanza, un autentico cult del folk strumentale nordico, inizialmente distribuito in edizione (molto) limitata. “Forlatt”, misteriosa opera prima – e sinora unica – dell'altrettanto misterioso moniker svedese Vàli, ha via via raccolto piccoli gruppi di adepti sparsi per il mondo con un'opera dalla limpidezza stupefacente, un rituale panico d'intensità quasi ultraterrena. Ma la gioiosa occasione di questa tanto agognata riedizione non è casuale: si accompagna infatti all'uscita di un album che gli fa da perfetto seguito, come l'estensione di rami e radici già consolidate da lungo tempo; d'altronde non doveva essere un caso nemmeno la comparsata nella più recente raccolta “Whom The Moon A Nightsong Sings” (le cui due tracce vengono qui riproposte), cui hanno preso parte numerose formazioni di punta dell'attuale scena neofolk.

La lunga attesa è valsa senza dubbio a qualcosa: “Skogslandskap” è un vecchio e nuovo scenario boschivo perfettamente incontaminato, animato da forze invisibili che sembrano lontanissime dalla mano indelicata dell'uomo. In questi dieci anni la natura ha proseguito il suo lento corso, e la musica di Vàli si è impreziosita di pochi nuovi dettagli: un'orchestrazione che accoglie sempre più gli altri strumenti al di fuori degli ancor predominanti overdub della chitarra acustica; flauti, pianoforte e violoncello a pennellate delicatissime (episodi come “Himmelens Groenne Arr” si direbbero sbocciati nella cinquième saison degli Harmonium), circonvolute attorno al fulcro ritmico con minime oscillazioni melodiche.
Diciannove tracce – come impronte di creature mitiche – nella forma miniaturale delle “Kveldssanger” ulveriane, ideale fondamento del chanting delle foreste norvegesi, e nello specifico di quel “Naturmystikk” sceverato dell'elemento vocale per far risaltare la sinfonia degli elementi in tutta la sua quieta lucentezza.

E' sufficiente ascoltarne pochi minuti per comprendere che “Skogslandskap”, come il capolavoro che lo ha preceduto, fa capo a una realtà altra, per noi inconoscibile ma del cui fascino universale non possiamo che rimanere estasiati. Chiunque o qualunque cosa si celi dietro questa id-entità possiede gli strumenti per decifrare e accedere a un regno di segni e sensi antichissimi, avendo poi la compiacenza di farcene dono in giusta quantità, considerato il suo valore inestimabile. C'è quasi rischio di blasfemia, a cavillare su così tanto imperscrutabile splendore.

(21/09/2013)

  • Tracklist
  1. Nordavindens Klagesang
  2. I Skumringstimen
  3. Gjemt Under Grener
  4. Langt I Det Fjerne
  5. Mellom Grantraer
  6. Himmelens Groenne Arr
  7. Haredans I Fjellheimen
  8. Et Teppe Av Mose
  9. Frostroeyk
  10. Sevjedraaper
  11. Endeloest Moerke
  12. Dystre Naturbilder
  13. Flytende Vann
  14. Stein Og Bark
  15. Lokkende Lyder
  16. Hoestmelankoli
  17. Skyggespill
  18. Roede Blader
  19. Morgengry


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