Virginiana Miller

Venga il Regno

2013 (Ala Bianca) | pop-rock

Dovessimo individuare un uomo-copertina per raccontare il fermento artistico che oggi anima Livorno, Simone Lenzi calzerebbe a pennello. Proprio lui, che con i Virginiana Miller cantava un tempo di una città “dove passavano i treni/ direttissimi altrove”. Sempre lui, che giusto qualche mese fa con i cinque compagni di formazione (Antonio Bardi, Matteo Pastorelli, Daniele Catalucci, Giulio Pomponi e Valerio Griselli) si è portato a casa un David di Donatello per il brano “Tutti i santi giorni”, omonimo adattamento cinematografico firmato dal concittadino Paolo Virzì de “La Generazione”, romanzo di esordio proprio di Simone Lenzi.

Un cerchio che si chiude, anzi due, poiché “Venga il Regno” è probabilmente l'apice di un ostinato, lineare cammino iniziato ventitré anni fa, nel 1990. Un album dopo l'altro – e con l'ultimo siamo a sei – i Virginiana Miller hanno levigato la propria idea di pop-rock, lavorando sulle liriche e sul contesto musicale che le accompagna.
Tenuti a bada – o semplicemente veicolati altrove – gli impulsi letterari, pur senza rinunciare a riferimenti “alti” tra le righe, Lenzi si limita (se così si può dire) a mettere in fila le parole giuste, quelle essenziali a circoscrivere trame che dalla sfera privata escono allo scoperto per parlare di quella bellezza che, nell'Italia del 2013, diviene forma di riscatto nei confronti delle ataviche brutture del paese. Il sound, sapientemente modellato al mixer dal fido Ivan Antonio Rossi, “si limita” a svariare tra la canzone italiana e il pop-rock, i preziosi arrangiamenti a rendere elegante la materia.

I primi due singoli estratti sono, in misura diversa, brani solari: “Tutti i santi giorni” si apre in un ritornello arioso, l'orecchiabile “Una bella giornata” pigia sull'acceleratore e si candida a pezzo pop italiano dell'anno. La greve “Due” e la raffinata “Pupilla” trattano l'amore da punti di vista opposti. Le Italie di ieri e di oggi si sovrappongono fino a sembrare (o meglio, a restare) identiche nei brani più interessanti dell'album - l'agrodolce “Anni di piombo”, che si dipana da un cupo giro di basso, la liquida consistenza che permea “Lettera di San Paolo agli operai”, geniale lettera aperta datata 1978 ma destinata ai giorni nostri – mentre i tic del nostro vivere contemporaneo sono appannaggio del doppio, caustico mini-capitolo formato da “Effetti Speciali” e “Chic”.

E se il precedente “Il primo lunedì del mondo” si apriva con un brano in inglese, “Venga il Regno” chiude il sipario con il vernacolo di “L'eternità di Roma”, laddove l'assonanza a incastro di vocaboli enunciati con marcata lentezza evoca in musica l'immaginario sorrentiniano de “La grande bellezza”.

(02/10/2013)

  • Tracklist
  1. Due
  2. Anni di Piombo
  3. Una Bella Giornata
  4. Pupilla
  5. Dal Blu
  6. Lettera di San Paolo Agli Operai
  7. Tutti i Santi Giorni
  8. Nel Recinto dei Cani
  9. Effetti Speciali
  10. Chic
  11. L'Eternità di Roma
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