V V Brown

Samson & Delilah

2013 (YOY) | art-electro-pop

Ha fegato, Vanessa Brown, e la determinazione di chi sa bene quello che vuole dalla propria vita. Pace, se ciò comporta mandare al macero un disco praticamente ultimato e presentarsi totalmente rinata, più urgente e vitale che mai, in completa autonomia. Emersa come una delle tante potenziali dive del pop-soul inglese (l'esordio “Travelling Like The Light” la poneva comunque ad un livello più alto rispetto a molte delle contendenti in lizza), una solida formazione jazz e hip-hop alle spalle, a quattro anni da un debutto che riscosse buone sensazioni svolta pagina e decide di mettersi totalmente in proprio, senza frapporre persona alcuna tra lei e le proprie idee.

Scelta saggia: imprevedibile, deciso, grintoso, “Samson & Delilah” è disco che, ad esclusione di qualche passaggio meno a fuoco, pone V V (suo moniker da moltissimo tempo) come artista decisamente più consapevole e sicura dei propri mezzi, desiderosa di abbattere le proprie barriere e buttarsi con slancio alla volta dell'ignoto. Un ignoto che, nei solchi del nuovo album, abbraccia con forza l'intransigente oscurità di certo pop elettronico, rispolvera le enormi potenzialità dei synth, si propone come una delle più particolari novità nel settore, oramai monopolizzato quasi totalmente da insipidi act canadesi o da glaciali muse nordiche.
Qui c'è fuoco invece, un calore che arde e infiamma, a costo di consumare se stesso e quanto gli si para di fronte: con la Brown ad avere maturato e perfezionato la propria espressività timbrica (a dir poco eccellente nei fervidi cambi operistici di “Substitute For Love”, imperiosa tra il martellare incessante di “The Apple”), le tracce dell'album si muovono tra canzone e destrutturazione, tensione e scioglimento, volgendosi a pattern e tessiture di volta in volta diversi, mai riconducibili a un effettivo comune denominatore. Anzi, è proprio il dualismo, messo in atto a partire dallo stesso titolo, a rappresentare la più credibile chiave di lettura, a decifrare l'atteggiamento dinamico del disco, che il sostegno di Dave Okumu degli Invisible e Pierre-Marie Maulini, ex M83 alla produzione, non fa che enfatizzare, volendo pure drammatizzare, tra aspro rigore e più coinvolte aperture popular.

Ogni tanto si avverte la voglia di strafare, una mano che si è lasciata andare un po' troppo (qualche velleitarismo sulla scia degli Knife di “Silent Shout” qui, qualche fumosa articolazione à la Trust lì), ma la generale cura nei dettagli e la plasticità stilistica di Vanessa (strepitosa nell'electro-ballad “Looking For Love”, puntuale tra le superfici quasi trancey di “I Can Give You More”) la riscattano decisamente, senza lasciar trapelare dubbi sull'effettiva validità del cambio di rotta.
Niente male davvero.

(14/01/2014)

  • Tracklist
  1. Substitute For Love
  2. Nothing Really Matters
  3. Samson
  4. I Can Give You More
  5. Igneous
  6. Looking For Love
  7. The Apple
  8. Faith
  9. Ghosts
  10. Knife
  11. Beginning


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