Algebra del bisogno

Algebra del bisogno

2014 (Av-k) | (non)-performance art, modern classical

La parabola ascendente creativa di Anacleto Vitolo ha a dir poco dell'incredibile. Ce lo ricordiamo esplorare i sentieri avversi di un hip-hop paranoico-futurista al fianco del rapper A.Rota.B, e al tempo si faceva chiamare Kletus Kaseday. Con lo stesso moniker ha seminato capitoli di una techno buia e complessa sul catalogo della sempre sorprendente comitiva RXSTNZ, facendosi notare ben oltre i confini nazionali al punto tale da stringere un importante sodalizio con nientemeno che FatCat. C'è poi K.Lone, il primo progetto con cui il Nostro si è avvicinato a una ambient music sporca e digitalizzata quanto basta per far scomodare la definizione di glitch. Tutti prodotti di qualità indiscutibile, ma che qualche mese fa vennero letteralmente oscurati dalla purezza del gioiello “A Centripental Fugue”, un regalo per l'interessante net label Laverna nel quale Av-k – questo il brand che rappresenta da sempre Vitolo a livello produttivo, per l'occasione “promosso” a pseudonimo – confessava senza mezzi termini la sua nuova passione: l'ambient music.

Un mondo già esplorato più volte in passato, ma affrontato questa volta nella sua sfaccettatura più pura e visionaria. Ma fermarsi o indugiare sono parole che Vitolo non sembra conoscere: e allora ecco che, a distanza di meno di un anno da quel sorprendente gioiello, il fu producer (e oggi a tutti gli effetti musicista) campano si ripresenta con l'ennesima evoluzione della sua pluriforme carriera, partorendo quello che è ad oggi senza mezzi termini la vetta assoluta della stessa.
“Algebra del bisogno” è il nome di una performance dedicata a William Burroughs ideata in occasione del centenario dalla nascita dell'autore dallo stesso Vitolo e da Michela Coppola, intenti a far dialogare la loro musica con la recita dell'attore Antonio Masilotti, chiamato a interpretare alcuni estratti del celebre “Pasto nudo”. L'intersezione tra musica e teatro non è certo qualcosa di nuovo o rivoluzionario di per sé, non fosse che il risultato ottenuto dal duo – che ha deciso di assumere a sua volta il nome della performance stessa – rappresenta un vertice espressivo con pochissimi precedenti.

La musica va a sostituire (con successo) interamente l'impianto visivo della rappresentazione teatrale, pur mantenendo una capacità evocativa impressionante anche al di fuori del contesto performativo, mentre lo spoken diviene elemento base della musicalità di quest'ultimo, anziché “limitarsi” a trasmettere concetti e sentimenti. Il risultato è una pièce di “teatro” contemporaneo che riesce a prescindere dall'immagine, a costruire quest'ultima facendo perno esclusivamente sull'immaginazione, esplorando il concetto del bisogno in forma di analisi matematica (algebrica, appunto) e prendendo a “cavia” il modello del tossicodipendente. Burroughs è dunque contemporaneamente il mezzo e il fine della celebrazione a lui dedicata: lo conosciamo tramite l'autobiografia a sé stesso dell'agonia oscura di “Piramide”, entriamo in contatto con la sua cronica e insaziabile necessità nell'atarassia di “Caro dottore”, assistiamo al flusso di coscienza di una crisi d'astinenza nel lungo e tormentato mantra di “Campus”, lo sentiamo parlare di sé con distacco e analizzare le sue stesse esperienze fra i droni gelidi e disturbati de “L'attimo raggelato”.

Altrove è solo la musica a trasmettere sensazioni: la cruda forza negativa della dipendenza ne “Il virus del male”, il riassunto ultimo in forma epistolare del “teorema del bisogno assoluto” nella bellissima tela della title track e, soprattutto, l'estasi sotto effetto dell'eroina nell'apertura-capolavoro di “L'ala orientale”. Per gli appassionati di Burroughs potrebbe trattarsi di una meraviglia quanto di una forma di eresia, per un qualsiasi amante della musica non può che definirsi un lavoro magistrale a prescindere dal suo scopo celebrativo e dal suo contenuto performativo. Nel complesso, si tratta di un gioiello che evolve le ricerche di Vitolo già apprezzate su “Internos” ampliandone le potenzialità da un post-hip hop al teatro performativo contemporaneo. Un teatro che, una volta di più, dimostra di poter raggiungere cervello e cuore servendosi esclusivamente di un senso (l'udito) e facendo a meno di quello a tutt'oggi considerato fondamentale (la vista). Qualcosa che sta all'arte performativa come gli audiolibri (tutt'oggi non) stanno alla carta stampata.

(08/09/2014)

  • Tracklist
  1. L'ala orientale
  2. L'istante raggelato
  3. Piramide
  4. Caro dottore
  5. Campus
  6. A Capote
  7. Il virus del Male
  8. Algebra del bisogno
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