Alien Ensemble

Alien Ensemble

2014 (Alien Transistor) | impro-jazz, free improvisation

Dopo aver visto il fratello Markus portare i Notwist a una collaborazione stabile con i Themselves – per il progetto 13 & God finito proprio su Alien Transistor – da un Acher, sebbene stavolta si tratti di Micha, non ci sorprende più nulla. Nemmeno ritrovarcelo a capo di un improbabile settetto dedito ad una sorta di versione diluita e inasprita della free improvisation sul modello Necks, ma decisamente più spigolosa e discontinua, e senza dubbio lontana dall'irraggiungibile magia dei maestri inglesi. Un ambito che ultimamente sembra aver affascinato parecchi musicisti provenienti da tutt'altri mondi, fra cui l'esempio più recente è sicuramente quello di Rutger Zuydervelt e della folgorante esperienza Shivers.

A comporre le fila di quest'inatteso progetto, Acher si è portato con sé altri due reduci dall'esperienza Notwist, ovvero il batterista Andi Haberl e il vibrafonista Karl-Ivar Refseth (non un membro ufficiale, ma un turnista spesso presente in studio), più una serie di strumentisti meno noti: il sassofonista Stefan Schreiber, il flautista Oliver Roth, il trombonista Mathias Götz e il bassista Benni Schäfer, questi ultimi due già insieme nei Das Rote Gras. Nomi che difficilmente diranno troppo anche agli appassionati più ferrati del jazz contemporaneo, legati principalmente alla scena tedesca che gravita proprio attorno al polo Alien Transistor.

Il disco raccoglie sette composizioni firmate Acher che i sette si divertono a dilatare, espandere, corrodere quando non distruggere alla radice. Quest'ultimo è il caso isolato di “1”, sicuramente il pezzo meno intrigante del lotto, una sorta di verso ai Soft Machine del periodo di mezzo con Schreiber intento a rievocare le scorribande dell'indimenticato Elton Dean. Altrove, le escandescenze sono solo accennate: qualche traccia la si ritrova nel mezzo dei dieci minuti dell'iniziale “Alien Circle”, una sorta di prequel completo che parte tutto d'un pezzo fra rintocchi e melodie per liquefarsi progressivamente, salvo poi tentare di ricomporsi nel finale.

L'approccio che pare trasparire quasi immediatamente è quello del “passatempo”, come se Acher avesse messo in piedi quest'orchestrina con il preciso scopo di divertirsi e scaricare la tensione all'ombra del suo progetto principale. Non c'è cuore nella sonatina swingata di “D.A.G.C.”, mentre la chiusura bluesy di “Modest Farewell” assume le sembianze del puro divertissement di lusso. Qualcosa di più affiora invece dal tribale in salsa ECM di “Thousand Lights District” e, in dose minore, dalla sua ripresa in forma di fanfara su “Three Doors Part 5”: si tratta soprattutto di classe, non sufficiente a far decollare il disco oltre una (seppur gradevole) ordinarietà.

(15/08/2014)

  • Tracklist
  1. Alien Circle
  2. D.A.G.C.
  3. 1
  4. Thousand Lights District
  5. The Prayer
  6. Three Doors Part 5
  7. Modest Farewell
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