Andrea Belfi

Natura morta

2014 (Miasmah) | electro, avantgarde

Non è facile districarsi nel vasto insieme degli output di Andrea Belfi, valente batterista noto prima di tutto come macchina ritmica dei Rosolina Mar, e ora tuttofare in gruppi estemporanei, progetti (tra cui Hobocombo) e collaborazioni (tra cui in “Boy” di Carla Bozulich), tutto nell’ambito della musica di ricerca. Quando periodicamente torna all’opera solista, come nel caso di “Wege”, Belfi lascia il segno dimostrando ampiamente di far tesoro di queste molteplici esperienze.

Con il nuovo “Natura morta” si afferma sempre più nel novero dei compositori elettroacustici. A differenza dei predecessori, in cui la sua batteria gravitava al rallentatore, esplosa in pulviscoli assieme ai suoni digitali, in “Natura morta” s’inserisce come parte delle deviazioni armoniche, del dramma e persino di una narrazione, in due brani rispettivamente suddivisi in tre parti (i cui titoli formano una sorta di haiku).

La suspense caracollante di droni fluttuanti di "Oggetti creano forme" s'ispessisce in una pulsazione da requiem e un trambsto campionato; la batteria sparisce in "Nel vuoto" e il drone si fraziona in suoni che vagano spaziotemporalmente, ma acuminati e orrorifici. E' la rampa di lancio per "Roteano", svirgolata da un pattern alla Tony Williams, discreto e silente ma arruffato, e percussioni insistenti, che evocano poco a poco uno scenario misterioso con sempre nuovi tocchi; purtroppo Belfi a questo punto non compie il passo decisivo e rimane fedele agli intenti di "natura morta" del concept: semplicemente, il corredo sonoro "muore" una seconda volta.

Il secondo gruppuscolo di brani attacca con "Forme creano oggetti", fulgido esempio di descrittivismo evocativo, un assolo di timpani smorzati in una palude notturna, che poi diventa diurna e cristallina, una sorta di caos scintillante. "Forme creano oggetti", 9 minuti, invece ripete il procedimento di "Roteano", con un nuovo modulo di piatti in sordina messo in continuo loop, e una pletora di suoni bassi e atonali che suona più come una colonna sonora thriller d'alto livello, chiudendo poi in un normale space-rock. "Immobili" chiude il cerchio con la stessa atmosfera dell'incipit, una stasi di eventi irrazionali a basso volume sotto i colpi severi e le frustate di batteria.

Belfi ritorna al clima di "Between Neck & Stomach" (Hapna, 2006) con rinnovato fulgore, ci aggiunge il descrittivismo astratto. Qualche riserva sulle composizioni allungate, troppo intente a osservare e poco a intrigare, nessun dubbio sulle penetranti qualità di pittore cosmico: è un piccolo affresco di tragedia sci-fi, uno dei pochissimi del decennio italiano. Approdo a Miasmah, tra le label d'elettronica una che di "viaggi" se ne intende.

(31/10/2014)

  • Tracklist
  1. Oggetti creano forme
  2. Nel vuoto
  3. Roteano
  4. Forme creano oggetti
  5. Su linee rette
  6. Immobili 
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