Andrea Carri

Chronos

2014 (Psychonavigation) | modern clasical, post-new age

Che Psychonavigation si sia innamorata del panorama atmosferico italiano è oggi un dato di fatto, provato da una serie di uscite di altissima qualità risalenti agli ultimi mesi. Un'attività incessante, in grado di rilanciare una scena musicale ricca di talenti, culminata con la nascita di Tranquillo, una collana dedicata interamente alle produzioni nostrane. Interessante è però anche andare alla ricerca di come tutto questo sia iniziato, delle origini del fenomeno. E un simile comeback non può prescindere dal recupero dell'album di debutto di Andrea Carri, artista emiliano che dopo Galati e Bruno Bavota ha effettivamente avviato la migrazione italica a casa dell'etichetta irlandese.

Le affinità fra i due sono effettivamente parecchie: dalla scelta centrare il proprio soundscape sul pianoforte senza per questo isolarsi nel piano solo, al recupero della semplicità (a spese del perfezionismo estetico e della raffinatezza forzata, ormai due cliché fissi di molte produzioni modern classical europee). All'idea di un'arte impegnata concettualmente, lavorata esteticamente nei minimi dettagli, introspettiva e riflessiva o colma di significati complessi e personali, entrambi contrappongono il primato delle emozioni più squisite, semplici ed immediate. Da qui deriva il carattere gioioso, giocoso, sincero e per i più snob forse pure “semplicistico” della loro musica.

“Chronos” è un album il cui messaggio è reso alla grande dai colori a matita della copertina: il ritorno ad un'idea fiabesca del tempo, da molti sempre più spesso confinato al ruolo di mero, invincibile e principale nemico della vita e delle possibilità. Sul tema Carri ricama cavando dal cappello melodie irresistibili come quella scandita e luminosa di “La via delle sette torri”, quella intensa ma dolce di “Oggetti dimenticati”, quelle più crepuscolari di “Time Flies” e “Points Of View” o quella notturna di “Foglio bianco”.

Il clima del disco è già ben chiaro, e il regno del fantastico è descritto in maniera forse ancor più pregnante laddove il soundscape si allarga. È il caso della meravigliosa distesa catartica di “Present” - in cui decisivo è l'apporto di Perry Frank – e dell'alba a bagliori di “Past”, dove il synth e il lap steel spianano il campo alle delicate note del piano. O ancora del gemello ottimista “Future” dove gli archi fanno da voce narrante fra i rintocchi di un orologio, riuscendo ad amalgamarsi al meglio. Non si può purtroppo dire altrettanto dei due brani di chiusura, unici autentici nei a minare un disco per il resto impeccabile, rovinati dalla prepotenza e dall'atonalità del suono del violino.

Non abbastanza per mettere in discussione le doti e la capacità comunicativa di colui che è stato, silenziosamente, l'apriporta di un fenomeno destinato ad espandersi ulteriormente. Nella speranza che la “lezione” di Psychonavigation venga recepita prima o poi dagli addetti ai lavori di casa.

(27/02/2015)

  • Tracklist
  1. Time Flies
  2. Past
  3. Oggetti dimenticati
  4. La via delle sette torri
  5. Present
  6. Le parole che non ti ho mai detto
  7. Points Of View
  8. Future
  9. Foglio bianco
  10. Music Is Eternity
  11. Dopo un raccolto ne viene un altro
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