Ásgeir

In The Silence

2014 (One Little Indian) | songwriting, alt-folk

Il 2013 sarà ricordato dai posteri (forse quasi esclusivamente) come l'anno della definitiva trasformazione dell'Islanda musicale da scena arrembante a fenomeno pregno di hype. Basta scorrere un rapido elenco delle produzioni fuoriuscite dall'isola di ghiaccio lo scorso anno e aver seguito un minimo le direttrici di riviste e webzine settoriali per capire che la big thing dei dodici mesi passati è stata proprio l'Islanda, unica vera “novità” - in forma di consacrazione e non di esplosione – a fronte di tante importanti conferme ma nessun vero spunto inedito (questa volta nemmeno in ambito elettronico).

In un simile contesto, erano stati alcuni degli stessi musicisti a lanciare qualche sibillina avvisaglia via interviste e fuori onda: non è tutto oro quel che luccica, l'Islanda non è in fin dei conti che un'isola con le sue particolarità e tradizioni ma facente parte sempre del pianeta Terra. Parole e musica di Jófríður Ákadóttir, in parte raccolte in un'intervista concessa proprio al sottoscritto a fine estate. Il succo del discorso può essere letto col senno di poi come un'involontaria ammonizione: i falsi miti fanno sempre male, a chi la musica la produce quanto a chi di musica si nutre. E l'impressione ultima rispetto al ventunenne Ásgeir Trausti (leggasi: la prima next big thing islandese) è proprio quella di un personaggio che incarna in tutto e per tutto una serie di caratteri associati di base a qualsiasi musicista provenga da Reykjavík e dintorni.

Canta in inglese, Ásgeir, per quanto in questo suo primo disco per il mercato europeo si limiti a re-interpretare i brani in precedenza pubblicati in lingua madre nel primo “Dýrð í dauðaþögn” con l'aiuto-sponsor di niente meno che John Grant. In patria è poco meno di un adone, la grande promessa che tutti aspettavano. Nei fatti si tratta del primo vero link fra la cultura imperante nell'Europa consumista - nel look e nel modello-hype arrivato oggi anche oltre l'Artico - e l'incontaminata isola di ghiaccio - nella trasformazione dei tratti somatici sonori e stilistici dei portabandiera dell'Islanda musicale in autentici stereotipi. Tutto questo non fa rima con una proposta per forza di cose negativa, tanto che in “In The Silence” di buone canzoni (e nulla più) ce ne sono più d'una.

Su tutte basti parlare dell'opener “Higher”, una languida ballad che il Jónsi solista lo ricalca a vista d'occhio, infarcita (e, perché no, impreziosita) da voci di folletti, clima da baita innevata, torpore da caminetto e chi più ne ha più ne metta. Il trend del disco varia ben poco lungo i tredici brani, condensando sostanzialmente il luogo comune dell'“indie-pop cantautorale europeo fatto all'islandese” per mezzo di inchini alla cultura continentale più vicina. Di questo gruppo fanno parte su tutte la spensierata title track (su le mani chi non ci sente gli Alpaca Sports), la pastorale “Was There Nothing?” (i Plantman sono piaciuti anche a lui) e la più malinconica “On That Day” (Damien Jurado a mezzo passo).

Ci sono poi i tentativi di andare a parare altrove, quasi per completare le sfumature di una tavolozza prefabbricata e programmata in partenza. “Head In The Shadow” il contatto lo cerca con l'indie-pop più puro e tradizionale, “In Harmony” e “Summer Guest” ci mettono pure quel pizzico di vivacità che si traduce in un tripudio di ritmo e fiati coinvolgente quanto prevedibile, “Head In The Snow” ci infila sottovoce una spruzzata jungle che disturbi il meno possibile. “King And Cross” mira infine alla fiamma r'n'b che da queste parti si è spenta da tempo radendo (va detto: unico caso in tracklist) l'imbarazzante.
Nel complesso è tutto (decisamente troppo) come doveva essere, come ce lo si sarebbe aspettato, come era (decisamente troppo) facile prevedere. (Decisamente troppo) poco per essere, a livello artistico, "qualcuno".

(27/01/2014)

  • Tracklist
  1. Higher
  2. In The Silence
  3. Summer Guest
  4. King And Cross
  5. Was There Nothing?
  6. Torrent
  7. Going Home
  8. Head In The Snow
  9. In Harmony
  10. On Thad Day
Ásgeir on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.