BADBADNOTGOOD

III

2014 (Innovative Leisure) | nu-jazz

Capitolo terzo. Il trio nu-jazz più in vista del momento non sembra voler restare con le mani in mano: in questi pochi anni di attività si è fatta strada, un passo alla volta, la loro vena più congeniale, che si manifesta nell'entusiasmo di sfrenate improvvisazioni le quali, però, preferiscono non sfociare mai negli eccessi propri dell'avanguardia. Con ogni probabilità “III” voleva essere il disco dell'emancipazione, tanto dagli stilemi quanto dai singoli pezzi non originali di altri musicisti che li hanno certamente influenzati e ispirati sinora. E così avviene, a loro rischio e pericolo.

Alla luce dei dieci inediti qui contenuti, infatti, si direbbe che la scorta delle melodie prese in prestito da James Blake o da Kanye West fosse la forza propulsiva che permetteva ai BADBADNOTGOOD di lanciarsi a ruota libera nelle loro jam audaci, ma sempre ordinate e di gran gusto, complici anche le scelte “retrò” del contrabbasso e del pianoforte classico. Oggi il trio spicca il volo senza assistenti, e nell'insieme si riscontra una mancanza di solide basi di scrittura: molto spesso le tracce vaneggiano, raggiungono un impasse che si risolve soltanto quando i musicisti si decidono a nuotare uno alla volta in solitaria – a fare, insomma, del buon mestiere cool jazz. Non è inoltre banale constatare che l'occasionale favoreggiamento della strumentazione elettrica – specie nelle tastiere – contribuisce a segnare un distacco che talvolta arriva a sfiorare una certa indolenza di stampo lounge.

Tra un anthem slavato (“Kaleidoscope”) e un accenno di “gymnopédie” in punta di corde, per la prima volta i BBNG camminano incerti su un terreno che non gli è proprio e che fa rimpiangere le precedenti, gustose – se non addirittura esaltanti – miscele fusion da terzo millennio. Salvando il salvabile, si può comunque dire che l'affiatamento delle sezioni “libere” è rimasto lo stesso, e assoli come quello di contrabbasso in “Eyes Closed” scalderebbero il cuore di tutti gli orfanelli di Charlie Mingus; d'un certo impatto anche le scie post-hip-hop del notturno metropolitano “Can't Leave The Night”, il cui stile avrebbe forse potuto dare il la ad altri episodi analoghi; non ci consola della complessiva delusione, invece, l'innocuo tiptoe di “Sustain”, bonus track per l'edizione giapponese.

Pur senza cadute particolarmente gravi, “III” scivola comunque assai facilmente nell'ambito di esercizietti superflui, trattenendo uno slancio che dapprima sembrava costituire l'essenza stessa dei BBNG – basta riascoltare un pezzo come “Rotten Decay” per convincersene. Se infine teniamo conto che questo è il loro primo disco a non essere diffuso gratuitamente, e quindi destinato a scalare con le proprie gambe l'underground discografico, le cose potrebbero non andare come i nostri avranno sperato. Per fortuna c'è ancora tutto il tempo di ricredersi, sia dal loro lato che da questo.

(17/04/2014)

  • Tracklist
  1. Triangle
  2. Can't Leave The Night
  3. Confessions
  4. Kaleidoscope
  5. Eyes Closed
  6. Hedron
  7. Differently, Still
  8. Since You Asked Kindly
  9. CS60
  10. Sustain (bonus track)


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