Ben Frost

A U R O R A

2014 (Mute) | trance-drone, doomtronica

Da principio: parlare di questo album mi è molto difficile. Questo perché mi sono reso conto (e da qui il ritardo nello scriverne) di aver fatto molta fatica a capirlo, a intuire quanto mi piacesse (o mi repellesse) per davvero. Dopo un mese di ascolti credo di esserci "entrato", nell'album. E, paradossalmente, mi sono reso conto (ma potrei cambiare idea altre mille volte) di quanto "A U R O R A" sia un album incompiuto. O comunque difficilmente inquadrabile in un cerchio che sia quello del giudizio bello/brutto. Avete presente quegli album affascinanti ma che magari non riuscite a "capire" fino in fondo? Ecco. Ma andiamo con calma. 

Sul fatto che a Ben Frost sia sempre piaciuto modificare le linee direttrici del suo suono, gonfiandolo, giocando per sottrazione o chissà che altro, penso ci siano pochi dubbi. In tal senso, questo nuovo "A U R O R A" nasce e si sviluppa in maniera estremamente coerente col percorso del musicista trapiantato in Islanda. Frost divelle completamente le coordinate orrorifiche dell'ultimo suo album. Scompaiono gli ululati, scompaiono (in larga parte) i field recordings di vetri rotti e il tetro sottobosco di suoni che caratterizzava "By The Throat". L'intro, rappresentata da "Flex" e soprattutto in seconda battuta "Nolan", pare abbastanza esemplificativa. E' un massimalismo impetuoso a comandare il timone. Campanacci su "Nolan" e droni in modalità trance subito sparati potentissimi, quasi acidi. Ogni affinità elettiva con i Fuck Buttons non viene affatto celata. Come si ascolterà successivamente ("Secant" e "Venter" su tutte) Frost si muove su un equilibrio sottile: quello tra una composizione assolutamente originale di elettronica a tinte trance-doom-sludge e la tamarrata più totale. 

Il suono di "A U R O R A" è saturo, satollo fino all'eccesso. Un barocchismo traboccante di suoni e scie lanciate in ogni direzione. E, nello stesso momento in cui ci si ritrova quasi disgustati da questa zarritudine sfacciata, ci si accorge che se più strette briglie fossero state allacciate, il risultato sarebbe stato nettamente migliore. Questo continuo vomitare di suoni, esaltante all'inizio, tende a smarrire la sua carica dirompente, finanche ad annoiare per certi versi. 

In questa elettronica sui generis (che i Fuck Buttons hanno avuto il merito di ammaestrare con molta più diligenza) e caricata all'eccesso, coi droni che trasfigurano loro stessi per acquisire una forma quasi doomtronica, Frost ha però un merito innegabile: quello di aver aperto una sorta di nuova strada verso una rilettura di una contaminazione tra generi che ha moltissimo da dare. Se episodi quali "Secant", "Nolan" o "Venter" esaltano, ecco che il resto pare quasi un puro contorno attorno al quale questi episodi ruotano. E funzionano infinitamente meglio come singoli che come colonne portanti di una struttura informe (a meno che non consideriate "forma" l'alternarsi di pezzi spinti ad altri che fungono da meri interstizi).

Che album è, quindi, "A U R O R A"? Vive e muore in se stesso, fragile nella costruzione, brillante nelle intuizioni di tre /quattro pezzi. E' un album dalle potenzialità elevatissime, che gioca le sue carte in maniera disordinata. Se avrà però un merito in futuro, e credo potrà averlo, sarà quello di aprire la strada a qualcosa di nuovo. Cosa? Non lo so.

(25/06/2014)



  • Tracklist
  1. Flex
  2. Nolan
  3. The Teeth Behind Kisses
  4. Secant
  5. Diphenyl Oxalate
  6. Venter 
  7. No Sorrowing
  8. Sola Fide
  9. A Single Point Of Blinding Light
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