Nicolas Bernier

Frequencies (A / Fragments)

2014 (Line) | electroacoustic avant-garde

Postosi ormai l'evidente obiettivo stilistico di ricalcare le orme della 12k di Taylor Dupree – di cui per giunta la sua etichetta nasce come sub-label - Richard Chartier ha inaugurato da qualche tempo una sorta di nuova fase per il catalogo L-NE. Se in principio il soundworld, affrontato all'insegna di uscite mirate e in piena armonia concettuale, si era focalizzato sui rimasugli del filone microsound (negli ultimi anni sfociato al pari del glitch nel ben più ampio universo dell'ambient music sperimentale) le ultime uscite hanno avvicinato in maniera evidente il brand americano all'avanguardia accademica.

Una mutazione che non ha mancato di ripercuotersi pure sulle esplorazioni personali del musicista – si pensi al passaggio dai sussurri di “Recurrence” alle geometrie aliene di “Interior Field” - e che sembra destinata a proseguire in questo 2014, inaugurato dal debutto per Line del canadese Nicolas Bernier. Artista multidisciplinare con esperienze nel mondo del teatro prima e dell'arte visiva poi, quest'autentica rivelazione è riuscita a ottenere un buon risalto nella (comunque ristretta) cerchia del pubblico “specializzato” grazie alla scoperta della lodevole Empreintes DIGITALes, che ha pubblicato l'anno scorso una raccolta contenente cinque esecuzioni di altrettante sue composizioni audiovisive.

Per il lavoro destinato a consacrarlo nell'universo dell'elettronica sperimentale, Bernier ha deciso di riprendere un concept elaborato l'anno scorso per l'installazione “Frequencies (A)”, fresca d'investitura da parte della giuria del blasonato Ars Electronica. Trattasi di uno studio sulla generazione di suoni basici sviluppato per mezzo di una serie di diffusori multiuso. Nella versione realizzata per la pubblicazione su disco, questi sono collegati a dei laptop cui spetta il compito di sviluppare e controllare flussi di solenoidi che si traducono sonoramente in sinewave dalla purezza cristallina, in grado per natura di porsi come barriera fra i flussi elettronici e i sample acustici che costituiscono il soundscape.

Il tutto è condensato in un'unica composizione di trentacinque minuti scarsi, che prende il via giocando dapprima coi solenoidi e i loro riverberi, e intrecciandoli poi a flussi ovattati e alle loro eco. L'evoluzione si compie con l'amalgamo in un insieme di flussi quieti privi di coordinate spaziali, ricalcando prima l'atarassia post-glitch (Delplanque, Gintas K, il Mathieu metafisico), poi l'avant puro fra distorsioni e occasionali svolazzi concreti. Il tutto all'interno di una struttura volutamente monocromatica e, manco a dirlo, derivativa dell'interpretazione minimalista cui indiscusso caposcuola è Phill Niblock, si legga le fondamenta su cui si basa il 99% dell'odierna ambient-drone. Manca, volutamente, un'anima musicale oltre il mero scopo concettuale, dal canto suo raggiunto in maniera impeccabile.

N.B. Il giudizio espresso nel voto (6) si riferisce esclusivamente al risvolto musicale/discografico (commento sonoro) di un progetto il cui fulcro si consuma in realtà in un ambito ben più ampio, comprendente performance art, arte multimediale/audiovisiva e design, come visibile dal video a destra.

(03/03/2014)

  • Tracklist
  1. Frequencies (A / Fragments)
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