Birds Of Passage

This Kindly Slumber

2014 (Denovali) | drone-folk

A incoronare Alicia Merz regina del drone-folk era bastato un disco solo, “Without The World”, anno 2010: un concentrato di brividi, quelli del gelo invernale riprodotto nel suo non-mondo e quelli delle emozioni evocate dai paesaggi sconfinati e nebbiosi dello stesso. Una sorta di dimensione sonora parallela, in grado di divorarsi in un colpo solo le prodezze delle varie Grouper, Rachel Evans e Felicia Atkinson. Una luce sbucata dal nulla, ma dalla forza abbagliante, a cui avrebbero fatto seguito un secondogenito convincente quanto decisamente più terreno e le collaborazioni con Leonardo Rosado (“Dear And Unfamiliar”) e Gareth Munday (“Brother Sun, Sister Moon”).

Il ricordo era però rimasto intatto, lì, in quel primo indimenticabile parto, autentica lezione di sensibilità emotiva che, come tutti i debutti da copertina, aveva finito per porsi come termine di paragone perennemente insuperabile. E non è effettivamente un sorpasso né un raggiungimento quello che “This Kindly Slumber” rappresenta, ma semmai un ritorno in quella dimensione incontaminata e ultraterrena che aveva caratterizzato la Prima Meraviglia. E in tale contesto, il disco segna un'evoluzione, un salto oltre, la lente di ingrandimento che prova a scendere ancora più in basso, ad aumentare lo zoom. Correndo e scampando, manco a dirlo, il rischio concreto di perdere la messa a fuoco, riuscendo piuttosto a focalizzarsi su dettagli, sfumature e particolari.

Rispetto a quattro anni prima, c'è senza dubbio meno sentimento, meno cuore, un minor quantitativo di brividi (e sarebbe stato impossibile fosse altrimenti). Se “Without The World” trasmetteva in maniera encomiabile le emozioni provate a contatto con il non-mondo, “This Kindly Slumber” descrive e interiorizza i connotati di quest'ultimo. E lo fa in sette sensazionali ricami di eleganza, classe e atmosfera, riproducendo colori e consistenza dell'ambiente mediante l'accentuazione totale della componente drone e la dilatazione estrema di qualsiasi coordinata temporale. Montagne innevate e sussurri soffocati in fitti banchi di nebbia grigio cenere, “Ashes To Ashes”, ovvero il primo schizzo in avvicinamento graduale ma costante. Luce fioca che si fa più corposa, ma i cui raggi, nella culla di “Belle De Jour”, fanno ugualmente fatica a penetrare.

Si fa buio presto, in “Stranger” la notte cala con dolcezza, portandosi i sogni inquieti della fugace “And All Of Your Dreams” nel mezzo di una foresta spoglia e livida. La voce resta per tutto il disco celata dietro vibrazioni ed effetti, impastata negli echi e costantemente lontana: più un respiro che un canto, unica fonte di calore e vapore fra i ghiacci di “Take My Breath”, che danno l'illusione di cedere parzialmente solo ai richiami nostalgici di “Yesterday's Stains”. L'allontanamento da questo atipico quanto incredibile microcosmo è lento, quasi forzato: dura ben dieci minuti, quelli in cui “Lonesome Tame” segna la ripartenza, fra sciami di droni colanti e la malinconia del pianoforte. La lente si alza, gradualmente, il viaggio riprende: la destinazione, per ora, resta sconosciuta.

(25/01/2014)

  • Tracklist
  1. Ashes To Ashes
  2. Belle De Jour
  3. And All Of Your Dreams
  4. Stranger
  5. Take My Breath
  6. Yesterday's Stains
  7. Lonesome Tame




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