Brian Jonestown Massacre

Revelation

2014 (A Recording) | psych-pop, rock

Senza tradire le attese dei suoi fan, Anton Newcombe procede il suo percorso psych-rock diluendo all’infinito residui di Syd Barrett, Black Rebel Motorcycle Club, My Bloody Valentine e Velvet Underground. Dopo alcune titubanze stilistiche, le intuizioni di “Aufheben” hanno rimesso in gioco le sorti del gruppo di San Francisco, e l’attesa per il nuovo capitolo dei Brian Jonestown Massacre non è mai stata così spasmodica come per “Revelations”, il loro quattordicesimo album in vent’anni di carriera.

Più che a canzoni memorabili, la fortuna dei Brian Jonestown Massacre è legata alla forza della loro architettura sonora: variazioni minime su ritmi tribali e sciamanici che danno vita a un leggero trip psichedelico, incursioni vocali al limite del sonnacchioso e indolente, ma soprattutto una imprevedibilità di fondo che riesce a diversificare ogni loro album. Tredici brani aggrovigliati in modo informe e poco ortodosso rifiltrano quindi le suggestioni della loro lunga carriera con un’apparente varietà linguistica che stuzzica la curiosità, ma “Revelations” cede leggermente il passo alla prevedibilità, con un suono meno avventuroso e più rassicurante.

Sembra che Anton Newcombe e compagni bramino riagguantare quel pubblico non più affascinato dal loro cult-status, e tutto avviene mettendo in gioco melodie più semplici e banali, che hanno l’insolito potere di crescere a ogni riascolto; una strategia non nuova per i Brian Jonestown Massacre, ma che in questa prova discografica non funziona pienamente. Al fascino ipnotico di “What You Isn’t” si oppone la vacuità di “Xibalba”, e l’apertura di “Vad Hände Med Dem?” non ha la stessa forza trainante di “Panic In Babylon” che apriva le danze di “Aufheben”.

La reiterazione lirica spinta all’infinito è la vera chiave di scrittura di Newcombe, in un minimalismo affidato più al fascino lisergico delle vestigia e delle incursioni strumentali. Il tentativo di dare dei contorni più definiti al loro scripting attenua lo spirito goliardico e l’originalità dell’insieme: la cantilena lirica di “Memory Camp” è affascinante al punto da desiderare che non finisca mai, e la delizia pop di “Food For Clouds” si insinua nella memoria con malsano fascino, ma la magia non si ripete nel folk-pop di “Unknown” o nella trasgressione industrial di “Memorymix”.

“Revelation” è in verità un album molto godibile, che aggiunge alcuni piccoli classici al loro repertorio, ma manca di quella coesione e di quella energia che possa aprire nuovi fronti al gruppo americano. Il geniale affresco strumentale di “Second Sightning”, con i suoi profumi campestri e pastorali ingentiliti da flauto e chitarre acustiche, e la favoletta psych-pop alla Rolling Stones “Goodbye (Butterfly)” sono altresì capaci di rimettere in piedi tutto l’entusiasmo per la band.
L'album è un progetto attraversato da un’ispirazione altalenante e non sempre felice (non si comprende perché imitare i Cure in “Duck And Cover”) e da una discontinuità che allenta la fluidità, ma la sorpresa è dietro l’angolo: Anton Newcombe ha messo ordine nel suo armadio e ha tirato i suoi vestiti più classici, realizzando il suo album pop più immediato e rassicurante.

(24/05/2014)



  • Tracklist
  1. Vad Hände Med Dem? 
  2. What You Isn't 
  3. Unknown
  4. Memory Camp
  5. days, weeks and moths
  6. Duck And Cover
  7. Food For Clouds 
  8. Second Sighting
  9. Memorymix
  10. Fist Full Of Bees 
  11. Nightbird
  12. Xibalba 
  13. Goodbye (Butterfly)




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