Broken Bells

After The Disco

2014 (Columbia) | alt pop, electro

A seguito dell’ottimo riscontro ottenuto con il primo album omonimo targato 2010 e dopo il sostanziale rilancio delle quotazioni artistiche e commerciali degli Shins di “Port Of Morrow” (2012), si ricompone l’estemporaneo duo formato da James Mercer e da Brian Burton, più noto come Danger Mouse, dando alla luce un nuovo lavoro di mid term, per così dire, nella speranza di prolungare questo momento felice. Certo, quando una delle voci (e delle penne) pop più incensate del decennio unisce le proprie forze a quelle di uno dei produttori (e autori-musicisti…) più eclettici e richiesti, le aspettative che li precedono sono sempre alte e spesso fuorvianti.

Non che i due non si siano preparati a dovere o che non abbiano pensato in grande, scomodando un folto cast di musicisti tra cui un coro di quattro cantanti femminili (con nomi più o meno noti, come Becky Stark ed Elizabeth Z Berg) e una sezione d’archi di undici elementi diretta dall’italiano Daniele Luppi, per dare una forma più ambiziosa e ricercata a quella che è l’idea musicale di fondo: trascolorare il pop cantautorale e chitarristico di "Mr Shins" con sonorità post-disco, una spruzzatina appena di soul e le tastiere da dancefloor anni 80 tratteggiate da Danger Mouse, riferimenti colti (e un po’ capziosi) alla space art (citata esplicitamente nella copertina) e rimescolando brani all’apparenza piuttosto semplici in un bizzarro decoupage di accostamenti.

Il risultato, però, non convince del tutto a livello di scrittura, soffre in più punti di una certa leziosità e nel complesso rimane l’impressione di uno sfoggio di mezzi espressivi e di abilità un po’ fine a se stesso, di un divertissement abbastanza epidermico. Eppure in apparenza gli spunti non mancano – il synth-pop stilizzato con riflessi e cromature psych “spaziali” di “Perfect World”, fin troppo diluita nei suoi 6 minuti e spiccioli, o la title track che sembra volersi inserire a modo suo nel filone del revival intellettuale della disco di fine 70, rilanciato dai Daft Punk o ancora “Holding On For Life”, sorta di stravagante disco-wave con synth densi e spettrali, quasi dark e un ritornello tolto di peso ai Bee Gees – ma funzionano a intermittenza e per un pezzo finalmente conciso e risolto nel rapporto fra movenze dance e groovy e l’innato istinto melodico di Mercer se ne contano diversi che non sembrano andare da nessuna parte (“Control”, “Medicine”, “The Changing Lights”).

Lo stesso Mercer, poi, sembra offrire il meglio di sé quando il contributo dell’altra metà del duo (e degli innumerevoli collaboratori) è quasi pleonastico, come nella grazia beatlesiana della prima parte di “Lazy Wonderland”, nel pop acustico di “Leave It Alone”, che s’impenna in un ritornello soul e corale, o in quello più introverso di “The Angel And The Fool”. La chiusura affidata a “The Remains Of Rock’n’Roll” è un po’ la summa delle contraddizioni e di un certo vago compiacimento che pervadono tutto il disco dove, fra pop-soul languido e sbiadito, un ritornello sciupato in falsetto e grandeur orchestrali quasi da musical, di cascami rock, indie o meno, ce ne sono, in pratica, solo nel titolo. 

(13/02/2014)

  • Tracklist
  1. Perfect World
  2. After The Disco
  3. Holding On For Life
  4. Leave Me Alone
  5. The Changing Lights
  6. Control
  7. Lazy Woderland
  8. Medicine
  9. No Matter What You're Told
  10. The Angel And The Fool
  11. The Remains Of Rock'n'Roll
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