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Tanto

2014 (Quietus) | dream-ambient, star-gaze

Come sia possibile che con Brock Van Wey ogni volta finisca in lacrime è davvero difficile a sapersi. Come sia possibile che uno che ti spara tre-quattro dischi all'anno quando si contiene riesca ogni volta a farti accapponare la pelle è altrettanto inspiegabile. Sta di fatto che se avete presente il concetto di estasi, e anche se non ce l'avete presente, Brock lo rispiega ogni volta in maniera più convincente, pregnante, significativa. Come se il suo serbatoio non si esaurisse mai. E d'altronde probabilmente non esiste davvero nessun serbatoio. Bvdub, per lo meno quello di oggi, è il campione del flusso di coscienza. Ci ha travolto perfino Loscil l'anno scorso, e la loro liturgia mistica ha finalmente fatto impazzire anche i bulbi piliferi dei più snob.

Tre mesi fa fu il turno di “A History Of Distance”, la malinconia che si faceva luce fioca e invadeva il mondo o giù di lì. Ora, invece, tocca a “Tanto”, nome del compianto gatto di Brock a cui l'intero disco è dedicato, da lui descritto come il compagno di una vita. È la commovente storia di un amicizia, anzi della più autentica delle amicizie, forse dell'unica forma autentica di amicizia possibile. Una storia che in realtà diviene occasione per esplorare la potenza del sentimento, e per farlo in maniera autentica, voluta, anziché in quanto conseguenza incidentale (come avvenuto praticamente sempre nei dischi a firma Bvdub). Si prenda una qualsiasi delle deliziose miniature a pastello degli ultimi Orcas, e la si travolga in un flusso armonico capace di saturare ogni cosa attorno pur senza mai strabordare: si avrà ottenuto qualcosa di vagamente simile a "I Break All Around You", l'incipit di un disco dall'intensità oltre ogni possibile misurazione.

Gocce di colore, sotto forma di note di piano, che si fanno sempre più liquide fino a dar vita a un mosaico, preso poi d'assalto da un vento irrefrenabile fatto di tastiere fluide, riverberi di chitarra, e dei “classici” campionamenti vocali che qui come mai prima hanno il ruolo di fornire l'impressione-guida. Gioia e dolore che si alternano, si mischiano, spesso si confondono. A metà di “You Tell Me To Be Strong” tornano perfino ad affiorare beat muscolari appartenenti a un passato che Brock sembrava aver dimenticato, pulsazioni che ricalcano il battito di un cuore al tempo stesso affranto e carico di positività. È la consolazione che nell'ideale seguito di “And I Want To Be As Strong As You” torna a confrontarsi con la cruda realtà, sentendo addosso il peso di una ferita ingente, sciogliendosi in fine nella malinconia tagliente del finale di “But I Am Broken”.

Di mezzo, il quarto d'ora di “As We Remember A Life Of Love” nasce trip-hop denso e pregno di nostalgia, si evolve poi in un crescendo laconico e muore, paradossalmente, in una sorta di mare luminoso. Consapevolmente illusoria è la preghiera disperata di “I Pray To A Godless Sky”, quasi una pausa in cui il dialogo, immaginario, tra un cuore distrutto e una coscienza impietosa conquista la scena per dieci minuti. E, giunti alla fine del viaggio, il mood dell'ascoltatore diviene lo stesso di Brock, come se fossimo passati in prima persona nei suoi travagli, avessimo provato sulla nostra pelle quel sublime mix di dolore e forza, rispettivamente frutti del singolo attimo presente e del ricordo passato. Uno di quei viaggi dai quali si torna radicalmente cambiati dentro.
L'ennesima meraviglia.

(28/12/2014)

  • Tracklist
  1. I Break All Around You
  2. You Tell Me To Be Strong
  3. As We Remember A Life Of Love
  4. I Pray To A Godless Sky
  5. And I Want To Be As Strong As You
  6. But I Am Broken
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