Cloud Boat

Model Of You

2014 (Apollo / R & S) | alt-pop

Ve li ricordate, Sam Ricketts e Tom Clarke? Esordirono l'anno scorso, accasati al comodo catalogo Apollo (R&S non sceglie mai a caso), ricevendo un timido ma diffuso plauso dai “folgorati sulla via di James Blake”. Non vi dice ancora niente? Meglio, perché con “Model Of You” il cambio di tendaggio è tale da rendere inattuali gran parte delle parole spese ai tempi, quand'era facile e corretto individuare i Cloud Boat come la punta romantica dell'ipotetico triangolo R&S formato con Vondelpark e Airhead. Qui si va altrove, per quanto sempre di pop elettronico si tratti e nonostante gli intrecci ritmici tanto cari a certo (post-)dubstep continuino a costituire il telaio base per lo sviluppo delle canzoni.

Che il soul-step si stia trasformando nella più classica strada senza ritorno lo stanno dimostrando - da almeno un paio d'anni e in ordine cronologico – la progressiva penuria di uscite, le nuove (e non) leve che vi si avvicinano (lo stesso Airhead, il “folgorato” Cayetano) e l'improvviso calo di alcuni delle sue prime punte (Phon.o, il poco esaltante secondo Blake) e addirittura dei suoi antisegnani (dal pessimo Jamie Lidell alla progressiva “umanizzazione” di Burial). Ricketts e Clarke devono averlo capito da un pezzo, e allora “Model Of You” suona come una mezza fuga a gambe levate, tutta istinto e necessità, e pertanto non pilotata né influenzata da nessun tipo di preconcetto (ma nemmeno di metodo).

Messi alle strette dalla necessità di apprendere una nuova lingua, i Cloud Boat si reinventano quasi dal nulla autori di un pop cosmopolita, a tratti fresco e ad altri (forse troppi) malinconico, qui più sostenuto e lì più introspettivo. Un verbo che poggia sulla devozione ad un alt-pop velato di psichedelia (file under: Grizzly Bear e, seppur in minima parte, ultimi Darkstar), ma anche su inchini più o meno profondi all'eredità bristoliana rivista in chiave downtempo. La miscela funziona alla grande a partire dalla bella “Carmine”, uno strappo ai "secondi" HTRK in chiave ottimistica, per proseguire con la potenziale hit “Aurelia” - l'electro-pop targato MoS nel 2014 - e con il carillon folkeggiante ad alta velocità di “Thoughts In Mine”. Il vero fiore all'occhiello del lavoro si intitola “Hideaway” e arriva subito dopo i due minuti di un promettente preludio: un anthem post-romantico graffiato da chitarre elettriche, forse uno dei pezzi pop più belli degli ultimi dieci anni.

Oltrepassati questi vertici il cui valore si manifesta immediatamente, il disco raccoglie una serie di episodi solo apparentemente minori, pregni di un fascino tutto da scoprire. A partire dal lungo e sentito lamento di "Portraits Of You", passando da una "The Glow" rubata al Jon Hopkins più intimista, fino ad arrivare alla commovente "Bricks Are For", uno di quei pezzi che strappano la lacrima senza nemmeno che ce ne si accorga. Giusto sulla coppia “Told You”-“All Of My Years” tende ad emergere un po' di stanca, legata probabilmente all'eccessivo ricorso alla ballata a spese dei momenti più frizzanti. Un esubero che non penalizza però "Hallow", lungo finale contemplativo di un album che con un paio di instant classic in più avrebbe ambito al titolo di disco pop dell'anno.

(07/08/2014)

  • Tracklist
  1. Prelude
  2. Hideaway
  3. Carmine
  4. Portraits Of Eyes
  5. Bricks Are For
  6. The Glow
  7. Golden Lights
  8. Aurelia
  9. Thoughts In Mine
  10. Told You
  11. All Of My Years
  12. Hallow


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