Empyrium

The Turn Of The Tides

2014 (Prophecy) | neoclassical darkwave, folk-metal

Qualche coordinata cronologica: i tedeschi Empyrium nascevano nel 1994, esattamente vent'anni fa, nel pieno dell'ondata black-metal scandinava; solo in parte riconducibile a quel filone stilistico, la loro espressività traeva già ampia ispirazione dal neofolk, cui si sarebbero definitivamente convertiti alle soglie del terzo millennio. Nel 2002 veniva pubblicato quello che sino a qualche tempo fa era rimasto il disco d'addio al progetto: “Weiland” è una sintesi lirica e poetica in grado di cristallizzare tutte le sensazioni e le influenze assorbite nel tempo, a partire dal naturmystikk dei primi Ulver al quale si erano da sempre rifatti – e anche le metamorfosi avvenute dagli esordi in poi sembrano emulare l'eclettismo dei lupi norvegesi.

A ben quattro anni di distanza dall'annuncio ufficiale della reunion, inframmezzati da release minori tra Ep, album live e comparsate, giunge finalmente l'attesissimo quinto disco in studio. Dalle foreste nordiche alle scogliere rocciose dell'oceano, “The Turn Of The Tides” segna un ritorno non soltanto ai testi in lingua inglese, ma anche a rimodernati suoni sintetici di stampo anni 80, elemento in grado di modificare sensibilmente l'impatto emozionale dei brani, non tanto nel grado quanto nella qualità. Tra magniloquenti gesta sinfoniche (l'apertura assai solenne di “Saviour” e l'inneggiante fanfara di “With The Current Into Grey”) e nostalgie neoclassiche in pieno tributo ai Dead Can Dance, un romanticismo in chiaroscuro si sostituisce alle drammatiche introspezioni e alla struggente purezza del lontano predecessore.

Il predominio della voce operistica di Thomas Helm lascia spazio soltanto a una fugace parentesi growl (Marcus Stock) in “Dead Winter Ways” – unico brano da tempo anticipato; in qualche modo, le chitarre di questo e dei due brani successivi riescono a rievocare persino certi episodi introspettivi di un metal sinfonico ormai ventennale.
Per il resto rimane evidente in tutto e per tutto, finanche nelle parole (“There is no pain without beauty at all”), il rivangare nel nobile désespoir gotico della darkwave che fu, risalendo sino a un arcaismo medievale (“The Days Before The Fall”) cui la chitarra acustica, però, finisce quasi per soccombere. Così l'impronta folk è resa solamente un'eco distante, similarmente al meticcio degli ultimi Agalloch, a questo punto quasi del tutto devoto al ricupero del verbo metal.

In tal senso è davvero un deciso cambio della marea, che però non ha il sapore di un passo avanti, ma di un nostalgico ritorno alle origini, con tutti i pro e contro del caso. Insomma, un ritorno diversamente inattuale per chi, di fatto, lo è sempre stato: c'è meno ambizione, ma l'afflato poetico non ha subìto un colpo abbastanza deciso da snaturare ciò che erano (e ancora sono) gli Empyrium.

(27/07/2014)

  • Tracklist
  1. Saviour
  2. Dead Winter Ways
  3. In The Gutter Of This Spring
  4. The Days Before The Fall
  5. We Are Alone
  6. With The Current Into Grey
  7. The Turn Of The Tides
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