Erik Honoré

Heliographs

2014 (Hubro) | electroacoustic folk, post-jazz

Nel 1992, quando il suo nome si legava per la prima volta alla musica, Erik Honoré militava nei Velvet Belly e trovava con il singolo “Easy” il successo nelle classifiche europee. Da una decina d'anni l'evanescente polistrumentista si è reinventato esponente di punta dell'ultima generazione di quella Norvegia Promessa che ha rielaborato le radici folk in direzione jazz, dando vita ad un postmodernismo elettroacustico. I suoi odierni compagni di stanza sono i vari Jan Bang, Arve Henriksen e Christian Wallumrød, le sue etichette di riferimento Hubro e Rune Grammofon. Non bastasse questo, il suo ultimo e più accanito fan è nientemeno che David Sylvian, promossosi sponsor dell'intera compagine norvegese tanto da averla coinvolta in molti dei suoi progetti recenti (da “Uncommon Deities” alle collaborazioni ripescate su “Sleepwalkers”).

Ma nonostante questo, Honoré non ha mai davvero perso l'animo gentile, l'amore per una poetica delicata e una passione per la tradizione e per la sua contaminazione. Tutti elementi chiave per capire a fondo questo “Heliograph”, suo primo lavoro solista (in quasi trent'anni di carriera!). Un disco la cui raffinatezza rischia di sovrastare il lirismo, la cui complessità è vestito di una semplicità racchiusa e nascosta al suo interno, quasi contrapposta all'eleganza magniloquente o al massimalismo impro tipico dei conterranei sopra citati. La firma unica sull'opera sta di fatto a segnalare che qui è raccolta l'essenza della musica di Honoré filtrata attraverso il suo punto di vista, ma non per questo estranea ad una coralità di fondo, al punto tale che la gran parte dei brani è co-firmata con i membri dell'ensemble che lo accompagna qui.

Quest'ultima è formata proprio dai componenti di punta della generazione di cui sopra, chi in pianta stabile chi per una comparsa d'eccellenza. Honoré si concede due soli momenti in solitaria: il breve raccoglitore di samples di “Halfway House” e la lunga ed oppressiva improvvisazione di “Last Chance Gas & Water”, immersione nel fango e nei suoi elementi che pure lascia penetrare qualche raggio di sole nel finale affidato alle tablas. Per il resto, il grande co-protagonista del lavoro è il chitarrista Eivind Aarset: sue la terza e quarta mano sullo splendido notturno finale di “Departed”, malinconico e soffuso, deriva in mare aperto senza più fiordi all'orizzonte. Sua una delle firme anche sulla meravigliosa “Pioneer Trail”, fra dub alla Loscil firmati dallo storico ed immancabile amico Jan Bang (anch'egli co-autore) e filtrazioni solari tra nuvole e nevi.

C'è lo zampino di Aarset anche nel vulcano in eruzione di “Strife”, che omaggia i Supersilent dei tempi migliori con cameo (e altra firma) di Arve Henriksen e le trascinanti percussioni di Ingar Zach. Quest'ultimo si rende protagonista anche nell'acquarello pop di “Sanctuary” assieme alla voce di un altro monumento, Sidsel Endressen, conducendo le aride e martellanti meditazioni dell'ultima Lucrecia Dalt fra boschi di conifere. La reprise di quest'ultimo in “Sanctuary Revisited” muove verso territori surrealisti tanto cari ad Anja Garbarek: le generazioni si intrecciano e trent'anni di cultura sonora norvegese sembrano riuniti sotto una medesima bandiera, in seno ad una spontaneità che ne mette in evidenza la natura evolutiva, i legami profondi e inscindibili.

Nella maestosa apertura di “Navigators”, dominata dalle coltri elettroniche di Jan Bang, si palesa probabilmente il succo della poetica di Honoré. Un impressionismo lontano dai luoghi comuni e disinteressato alla superficialità estetica, figlio di una sensibilità poliedrica e aperta agli stimoli più variegati, estraneo alle classificazioni di genere o ad un'identificazione univoca, con l'idioma norvegese eretto ad unico comun denominatore. Tradizione e contemporaneità in uno dei loro incontri più fertili e sfuggenti, più complessi ma non per questo respingenti. Paradigma parziale di una generazione, sunto efficacissimo del suo esponente più sincero e spontaneo.

(27/03/2015)

  • Tracklist
  1. Navigators
  2. Halfway House
  3. Sanctuary
  4. Pioneer Trail
  5. Red Café
  6. Last Chance Gas & Water
  7. Strife
  8. Sanctuary Revisited
  9. Departed


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