Eye Of Time

Acoustic

2014 (Denovali) | modern classical

Sette anni fa, quando ancora nessuno avrebbe saputo prevedere l'incredibile futuro del suo marchio, Denovali metteva lo zampino sulla pubblicazione di un curioso lavoro intitolato “6 Songs”. In pochissimi fuori dai confini francesi (ma anche all'interno, c'è da scommetterci) ricorderanno la curiosa firma che capeggiava sulla sua copertina verde: Aussitôt Mort, autentica orchestrina di otto elementi che trattava il post-rock alla maniera degli Iroha, dunque incrociandolo col black-metal. Fra quelle otto teste capeggiava nascosta anche quella di Marc Euvrie, già pilastro di una realtà di culto dell'underground hardcore transalpino come gli Sugartown Cabaret e pronto da solista a districarsi fra frenesie drill'n'bass e scorie industriali a nome The Eye Of Time.

Alzino la mano, ora, tra quelli che si fossero già imbattuti in questa curiosa figura, coloro che si sarebbero aspettati da lui un album di composizioni per pianoforte e violoncello. A poco sarebbe servito conoscere qualche dettaglio biografico in più, fra cui il training classico ricevuto in gioventù e presto rigettato e ripudiato in favore della cultura punk sposata in tutte le sue parti. “Acoustic” arriva a sorpresa “liberando” un lato del tutto insospettabile della personalità artistica del francese e rivelandosi, solo dopo più di un ascolto, come uno dei più bei prodotti degli ultimi anni nell'area modern classical - il secondo quest'anno a firma Denovali, dopo lo splendido debutto di Federico Albanese.

Il disco raccoglie sei lunghe e dettagliate fotografie di altrettanti luoghi in tempi precisi: una sorta di ricostruzione dopo la distruzione post-industriale del precedente “Jail” che pone l'accento sulle bellezze paesaggistiche e risulta, più in generale, un autentico inchino alla Natura. Non è pertanto sbagliato cercare e trovare un nesso tra la distesa umida e primordiale di “Deasdea, Cisjordan, -150.00” e i fraseggi caldi di un abile “fotografo” come Jeff Greinke, tanto quanto fra il romanticismo arcano di “Rondane, Norway, 750” e un Ólafur Arnalds in stato di grazia: autentici colpi da maestro che brillano per spontaneità e calore, quasi fossero prodotti di un compositore navigato oltre che talentuoso.

L'approccio di Euvrie è immediato, schietto, per certi versi (e non potrebbe essere altrimenti) punk: la lenta litania da dopoguerra di “Catalonia, Spain, 1936” e la proiezione ottimista in un futuro sconosciuto di “Somewhere, 2041” ne sono dimostrazioni eloquenti, con il pianoforte sospinto da una mano pesante e grezza, capace però anche di carezze delicatissime, come la splendida “Exarchia, Athens, Greece, September 2008 – February 2009”, e di concedere spazio nell'altrettanto efficace “Trieblinka, Poland, 2 August 1943” alla dolcezza più pura. Un diario con sole sei date e altrettante, intense storie da raccontare, con la voce roca e consumata di chi ha nascosto a lungo, fra tanti eccessi e un'irrefrenabile voglia di libertà, la sua intimità.

(04/08/2014)

  • Tracklist
  1. Deasdea, Cisjordan, -150.000
  2. Rondane, Norway, 750
  3. Catalonia, Spain, 1936
  4. Trieblinka, Poland, 2 August 1943
  5. Exarchia, Athens, Greece, September 2008 – February 2009
  6. Somewhere, 2041
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