Flaming Lips

7 Skies H3

2014 (Warner Bros) | dark-psych

Un colpo di chitarra scordata. Un gelido vento elettronico. La voce sconvolta di Wayne che farfuglia: “Take number one”. Ed ecco disvelarsi davanti a noi la landa desolata e le fredde terre di “7 Skies H3”, l'ennesima opera saggistica di quegli inesauribili vulcani creativi che rispondono al nome di Flaming Lips.

“7 Skies H3”, uscito qualche settimana fa in occasione del Record Store Day e dalla produzione limitata a 7.500 copie in vinile, altro non è che la versione condensata in 50 minuti dell'omonimo pezzo contenuto in “24 Hour Song Skull”, allucinante trip della durata di ventiquattro ore (sì, ventiquattro ore!) che si affiancava all'altra pazzia visionaria di “I Found A Star On The Ground”, traccia di 6 ore contenuta in “Strobo Trip”. La particolarità del delirio strumentale di “24 Hour Song Skull” stava anche nella sua versione “fisica”: un hard-drive con presa Usb incastonato in un teschio umano vero, impreziosito da gocce di argento fuso.
Tengo a spegnere subito ogni potenziale velleità d'acquisto compulsivo: la versione, limitata a una dozzina di copie distribuite in occasione dei festeggiamenti per Halloween 2011, costava più o meno cinquemila dollari. Ci sembra di poter affermare che, per Wayne Coyne e la sua folle masnada, il confine fra arte concettuale e irrecuperabile stramberia non è mai stato così labile.

Insomma, un mostro psichedelico che avrebbe bisogno di almeno un centinaio di vinili per essere ingabbiato nella sua tangibile interezza, ma che si può comunque incrociare sul web nella sua forma digitale, spezzettata in 4 parti. Bene, ora lo sapete: chi si sente pronto a immergersi negli infiniti e rarefatti grovigli lisergici, nuotando verso psicotropi e dilatati orizzonti spazio-temporali in una jam-session lunga un giorno intero, alzi la mano e si faccia pure avanti. Per tutti gli altri, c'è sempre questo “7 Skies H3”.
Stiamo parlando di un disco che gronda psichedelia strumentale cupa, glaciale, opprimente, a tratti angosciante, lontana anni luce dalle innocenti escursioni di Yoshimi e dei suoi strambi pink robots. Sono invece moltissimi i punti di contatto con l'ultimo lavoro “The Terror”, partendo dalla compattezza omogenea e monolitica dell'intera opera (che si rivela un vero e proprio stream-of-consciousness a discapito della canonica forma-canzone più tipicamente pop), fino ad arrivare agli scenari desertici e alla voce annacquata e rarefatta di Wayne Coyne, puntualmente risucchiata dagli universi paralleli e dai loop metallici ossessivi e senza fine. I Flaming Lips di oggi sono sostanzialmente questo: una band meravigliosamente raffazzonata, oscura e introspettiva, confusamente geniale.

Trascorsi i primi 8 minuti dell'arida tristezza di “Can't Shut Off My Head”, l'ascoltatore viene gettato di schianto nel trasognato vortice fra shoegaze e dream-pop di “Meepy Morp”, preludio della marcia demoniaca da bad-trip di “Battling Voices From Beyond”, vero e proprio tripudio di percussioni e synth minacciosi a bassa qualità. La direzione tracciata dai Lips, anche alla luce dell'aura che si respirava intorno a “The Terror”, sembra ormai chiarissima; quel che è certo è che, ad oggi, non è affatto semplice attraversare i nuovi scenari sonori tratteggiati dalla band di Oklahoma City. Anche questo, infatti, si rivela un disco dalla forza espressiva dirompente, in qualche modo difficile da digerire, figlio di una band anarchica e selvaggia, che non ha mai smesso (e probabilmente non smetterà mai) di sperimentare nuovi linguaggi musicali fino all'ossessione.
Vanno in questo senso gli slanci kraut di “In A Dream” e il post-rock da inverno nucleare di “Metamorphosis”, in una stasi che viene brutalmente spazzata via dalla delirante “Riot In My Brain!!”, episodio ai limiti della cacofonia quasi in territorio Xiu Xiu. Il vero colpo da maestro arriva verso la fine ed è “7 Skies H3 (Main Theme)”, una dolce nenia pinkfloydiana che restituisce all'intero album un barlume di speranza e una flebile luce in fondo al tunnel. La conclusione, sviluppata nel sintetizzato refrain che riprende la parte iniziale del disco, certifica quella sensazione di opprimente chiusura da cui non sembra proprio possibile trovare una via di fuga definitiva.

Diciamoci pure la verità: è sempre bello sentir parlare dei Flaming Lips in circostanze come queste, piuttosto che leggere le classiche “sparate” dal web su dissidi interni alla band o sugli improbabili duetti/siparietti di Coyne con la popstar più impresentabile della storia. Questo perché, anche in maniera piuttosto egoistica, non vorremmo mai vedere il debordante talento dei Lips andar sprecato. Ad ogni modo, nell'attesa di “With A Little Help From My Fwends” (tributo al monumentale sergente Pepper dei Beatles) in uscita il prossimo autunno, ci ha fatto senza dubbio piacere ascoltare e recensire questa piccola-grande chicca psych-dark, invero piuttosto lontana dagli imponenti fasti di “Embryonic” eppure significativa almeno per tracciare una linea di continuità con il recentissimo passato della band.
C'è chi afferma che i Flaming Lips hanno già detto tutto quello che avevano da dire. Noi, anche un po' per senso di fiducia e reverenza nei confronti di Wayne e soci, pensiamo esattamente il contrario.

(19/06/2014)

  • Tracklist
  1. 7 Skies H3 (Can't Shut Off My Head)
  2. Meepy Morp
  3. Battling Voices From Beyond
  4. In a Dream
  5. Metamorphosis
  6. Requiem
  7. Meepy Morp (Reprise)
  8. Riot In My Brain!!
  9. 7 Skies H3 (Main Theme)
  10. Can't Let It Go
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