Foo Fighters

Sonic Highways

2014 (RCA) | rock

Le grandi autostrade americane attraversano territori spettacolari e collegano città meravigliose. Per un ragazzo che sognava di diventare un musicista e si ritrovò a suonare la batteria in una delle band più influenti degli anni 90 (i Nirvana) e nel disco fondamentale degli anni Zero (“Songs For The Deaf”), oggi non possono esistere limiti artistici. Un uomo, David Grohl, che in un ventennio ha avuto la capacità di forgiare una delle stadium rock band più seguite del pianeta.
Dopo sette album, i Foo Fighters non potevano certo pubblicare l’ennesimo lavoro auto celebrativo, hanno deciso pertanto di fare qualcosa di più, associandolo a una mini-serie televisiva di otto puntate (dirette dallo stesso Grohl) che narrano la genesi di “Sonic Highways”.

Ma per fare un gran disco servono le canzoni, e quello che troviamo dentro “Sonic Highways”, ahimé, non è esattamente il meglio del repertorio dei Foo Fighters. Intendiamoci, tutto è scritto e suonato alla perfezione, questi pezzi fra pochi mesi faranno saltare in aria decine di migliaia di persone a ogni concerto, ma tutto appare eccessivamente studiato, senza alcuno spunto davvero memorabile.
Dimenticate i sinceri arrembaggi elettrici di “White Limo” (risalenti ad appena tre anni fa), e il perfect pop che ha fatto scuola di “Big Me”, e anche le appassionate ballad epiche del passato. Qui troverete un diluvio di mainstream rock, gradevole e spedito, ma quasi mai lanciato davvero a briglie sciolte, che quasi mai assume le sembianze del frutto di una verace garage band quale i Foo Fighters vorrebbero dimostrare di essere.

Dall’innocuo (o comunque tutto già sentito) crescendo di “Something For Nothing” (Chicago) agli archi che chiudono la super-ballatona “I Am A River” (New York), non c’è granché per cui vibrare, giusto qua e là i languori di “Subterranean” (Seattle) dove emerge la solita spolveratina di ricordi, e le schitarrate da viaggio di “Outside” (Los Angeles), con ospite la sei corde di Joe Walsh.
Pressoché inoffensivi tanto i power-pop “In The Clear” (New Orleans) e “Congregation” (Nashville), quanto il rockettone “The Feast And The Famine” (Washington); persino la cavalcata elettrica in due parti “What Did I Do?/God As My Witness” (Austin) paga dazio più al dozzinale FM 70’s rock dei Boston che non alla scena hardcore newyorkese alla quale Grohl sognerebbe di rifarsi.

Otto canzoni, per otto città, per otto documentari, per otto ospiti, per l’ottavo album dei Foo Fighters, sviluppato percorrendo in lungo e in largo le autostrade soniche degli Stati Uniti, con in copertina una metropoli immaginaria ricostruita con alcuni simboli dell’architettura americana, dallo Space Needle alla Statua della Libertà. “Sonic Highways” è un progetto con una forte idea caratterizzante di fondo e per questo sarà ricordato nel tempo, ma stavolta c’è molto più da discorrere del contorno che non della musica.
Se vi piace il rock di matrice classica, magari ben fatto, un tantino patinato, sufficientemente rassicurante e con canzoni canticchiabili, fra questi solchi sarete senz’altro a vostro agio. Se invece dal rock oggi continuate a pretendere spunti sbalorditivi e trame oblique, beh, state alla larga. Visti l’immane sforzo produttivo, l’imponente battage pubblicitario e le personalità coinvolte, questa volta era lecito aspettarsi davvero qualcosa di più.

(13/11/2014)

  • Tracklist
  1. Something From Nothing - Guest Rick Nielsen
  2. The Feast And The Famine - Guest Bad Brains
  3. Congregation - Guest Zac Brown
  4. What Did I Do? / God As My Witness – Guest  Gary Clark, Jr.
  5. Outside – Guest Joe Walsh
  6. In the Clear – Guest Preservation Hall Jazz Band
  7. Subterranean – Guest Ben Gibbard
  8. I Am a River – Guest Joan Jett
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