Forever Pavot

Rhapsode

2014 (Born Bad Records) | psychedlic, pop, soundtrack

Dopo tre anni documentati su Ep e singoli di pregio, Emile Sornin e il suo alter ego artistico Forever Pavot entrano in punta di piedi nel sempre più variegato mondo della retromania pop-psichedelica con un meltin pot stimolante e alquanto originale.
Il punto di partenza di “Rhapsode” sono le colonne sonore degli anni 60 e 70 del noir televisivo e cinematografico francese e italiano, sì, italiano, perché qui aleggia il fantasma non solo di Ennio Morricone ma anche di Bruno Nicolai e Stelvio Cipriani, oltre che dei corrispettivi francesi Francis Lai e Jean-Claude Vannier.

Prima membro della band di progressive-rock Arun Tazieff, poi musicista hardcore-punk, autore di varie cassette di psichedelica turca, folk e garage, il polistrumentista francese realizza il suo sogno di una musica dal forte impatto visivo, dove la citazione del passato non è didascalica o convenzionale.
Innovazione e azzardo sono sempre presenti in “Rhapsode”, con premesse creative ben diverse dalle tentazioni hi-fi di Jacco Gardner in “Hypnophobia”: clavicembalo, organo Farfisa e flauto sono i protagonisti dell’incantevole architettura sonora, che, alla maniera degli Stereolab, si tinge spesso di esotismo e, come nei Broadcast, rinnova quel senso di mistero e stupore del cinema in bianco e nero.

Emile Sornin non è solo un abile musicista ma anche uno dei registi di video più originali e richiesti, basti ricordare Disclosure (“Grab Her”), Dizzee Rascal (“I Don’t Need A Reason”) e Alt-J (“Fitzpleasure”). Affascinato da Jacques Tati, Sergio Leone e Dario Argento, il musicista francese non ama l’hype psichedelico contemporaneo, al quale preferisce i Soft Machine o Serge Gainsbourg.
Ed è da questa visione culturale profonda e radicata che nascono le suggestioni di “Rhapsode”, mai nostalgiche e superflue e non contaminate dal rock e dalla magniloquenza orchestrale.

Quanti film polizieschi, di cui non v’è traccia neppure su YouTube, vi verranno in mente ascoltando il pop al clavicembalo di “Joe & Rose” o il soul orchestrale alla Tarantino di “Le Passeur D'Armes”, o quanti tentativi simili vi appariranno banali e inconsistenti quando scoprirete la sensualità scellerata alla Gainsbourg di “Le Passeur D'Armes” o la flebile contaminazione elettronica alla Air di “Les Naufragés De Nieul”.
E’ una musica che sembra ricca di colori, e invece sono solo infinite sfumature di grigio: una terra di mezzo dove gli Zombies rivendicano il loro diritto di prelazione sul pop psichedelico scalzando i Beatles (“Electric Mami”), mentre il viaggio lisergico di organo e fuzz-guitar non si culla nei consueti luoghi dell’India ma nelle meno usuali lande turche (“Miguel El Salam”), in un continuo contagio sonoro che svela radici e commistioni culturali che si rinnovano con fascino e originalità nel trip multietnico di “La Rabla”.

C’è un’affascinante continuità emotiva in “Rhapsode”, che è affine alle suite progressive-rock di Camel o Moody Blues, con la stessa identica attenzione alla commistione tra moderno e classico.
Il romanticismo delicatamente barocco della title track, la verve alla Gainsbourg del pop-farfisa di “Les Cigognes Nénuphars” o il quasi blues di “Green Nap” mettono in fila una colonna sonora atipica, dove il cinema e la musica pop diventano un unico linguaggio, in una perfetta alchimia che nella conclusiva “The Sound Of Chehery Bell” trova l’archetipo perfetto.

(19/09/2015)



  • Tracklist
  1. Electric Mami
  2. Miguel El Salam
  3. Joe & Rose
  4. Rhapsode
  5. Les Naufragés De Nieul
  6. La Rabla 
  7. Le Passeur D'Armes 
  8. Les Cigognes Nénuphars
  9. Ivresse De Pacotille 
  10. Green Nap 
  11. Magic Helicopter 
  12. The Sound Of Chehery Bell




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